[Mostly Weekly ~391]

La rana nella pentola dell'AI


A cura di Antonio Dini
Numero 391 ~ 30 agosto 2026

Archivio: antoniodini.com/archivio/

Per iscriversi: antoniodini.com/iscrizione/


Rieccoci. Altro che vacanze: sempre qui a fare Mostly Weekly. Manco fosse il mio lavoro. Altre newsletter vanno in vacanza, ma sono gente giovane, va capita: si stancano facile. Comunque, grazie per aver aperto questa pagina! Avete davanti a voi una newsletter settimanale che esce quando è pronta, realizzata a mano, piena di refusi ma priva di algoritmi e AI (almeno quello).

Per sostenerla, potete fare una piccola (o anche grande) offerta cliccando qui su PayPal (opens new window) in modalità Amici (è una donazione, dopotutto, non una compravendita). Oppure, se economicamente parlando è un momentaccio, date la buona novella e abbonate qualche vostro conoscente.

Intanto, buona lettura.


Parzialmente infinito
Parzialmente infinto ~ Foto © Antonio Dini


La Terra offre abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti, ma non l'avidità di tutti
– Mahatma Gandhi




Editoriale

La rana nella pentola
Anche se le metafore vengono prima, le parole sono comunque idee. Il vocabolario conta quanto i fenomeni che descrive. Nel 2011 Eli Pariser inventò la "bolla": lo spazio informativo in cui gli algoritmi ci rinchiudevano. La usiamo quotidianamente. Poi arrivò il "filtro", per sottolineare cosa entra e cosa no. Adesso Pascal Chabot, filosofo belga dell'IHECS di Bruxelles, propone un terzo termine (opens new window): "capsula". Il libro si chiama Nos vies encapsulées (opens new window) (PUF, 2026) ed è appena uscito. La differenza non è di tipo estetico o permutativo (giocare a trovare parole nuove che funzionino sui giornali). Invece, c'è una differenza importante nell'immagine che il termine veicola: una bolla esplode, un filtro si aggira, una capsula si abita. L'etimologia latina capsa, scatola, determina la direzione semantica: un contenitore chiuso, progettato, trasportabile. Non è una distorsione accidentale della realtà, non è uno schermo o un meccanismo che altera; invece, è un ambiente tecnicizzato dove si svolge la maggior parte dell'esistenza, alienata.

Chabot lavora da anni sul tema di come il digitale riconfiguri la struttura mentale: ha scritto del burn-out come patologia di civiltà (Burnout globale (opens new window)) e delle "digitosi", disturbi generati dallo scollamento tra coscienza individuale e quello che chiama il "surconsciente" digitale. Come si nota, serve creatività linguistica per definire e ri-definire gli spazi semantici e avvicinarli alle nuove idee.

Il punto di Chabot non è che siamo soltanto distratti o dipendenti dagli schermi. Secondo lui ci siamo proprio scollegati dall'inconscio e accoppiati invece a un iperstrato di informazioni, segnali e personalizzazioni continue che ha una logica propria. L'ideale illuminista aspirava all'individuo capace di ragionare liberamente nello spazio pubblico. La capsula garantisce una navigazione senza attriti, ma in un territorio già disegnato da altri. In pratica, è il fraintendimento dell'ideale illuministico, o il suo dirottamento, se volete.

L'idea più provocatoria è questa: la capsula non distorce la realtà, la sostituisce con un ambiente più soddisfacente. Cosa che per l'essere umano, animale sociale che proietta il senso collettivo sulle cose che lo circondano, è un esercizio alquanto naturale. Infatti, non vediamo male: vediamo altro, qualcosa di calibrato per compiacerci. Chabot propone un'etica "sottile" come risposta: subtilis in latino era ciò che stava sotto la tela, i fili della trama, i legami che la calcolabilità non riesce a toccare. Il problema, sostiene, siamo noi. Non è solo tecnico o politico, non è legato alla propaganda o alla manipolazione. È invece un problema proprio antropologico, legato ontologicamente alla natura dell'essere umano. Anzi, Chabot dice di più: dentro le capsule siamo diventati un altro tipo di essere umano. La cosa terrificante è che la transizione è stata morbida, indolore.



Importante

Dickover
John Gruber, blogger e autore del markdown oltre che critico di cose Apple (e delle regolamentazioni europee) ha coniato un termine interessante: Dickover (opens new window), un banner inappropriato che blocca la vista della pagina web che uno vorrebbe leggere. È finito anche (opens new window) sul Guardian (opens new window), che propone a sua volta un buon esempio (opens new window). Su Mostly Here non ci sono cookies (opens new window) e non ci sono dickover.

Enshittification
Già che ci siamo, visto che il campionato è lo stesso del dickover, facciamo un attimo il punto di cosa sia e quando è nato il concetto di enshittification. Il termine (opens new window) è stato coniato nel 2022 (opens new window) dallo scrittore e attivista digitale canadese Cory Doctorow (del quale abbiamo più volte citato cose e idee) per descrivere l'inesorabile degrado qualitativo delle piattaforme online. In italiano si traduce efficacemente come "merdificazione" o "scadimento delle piattaforme". Il concetto si articola in tre fasi consecutive: prima la piattaforma è fantastica per gli utenti con lo scopo di attrarli e creare una massa critica; poi svantaggia gli utenti per favorire i clienti aziendali (come inserzionisti e venditori) e consolidare il proprio ecosistema; infine, una volta che sia gli utenti sia le aziende sono bloccati al suo interno e non possono più andarsene, la piattaforma prosciuga il valore da entrambi per massimizzare i profitti degli azionisti, diventando un'inutile scatola vuota. Lascio una riga vuota sotto dove potete mettere un po' di esempi a piacere.

Kei car elettriche
Suzuki Motor ha presentato il prototipo della "e-Sky", la sua prima minicar elettrica (opens new window), con un'autonomia dichiarata di 310 chilometri, tra le più elevate del segmento. Il modello dovrebbe arrivare sul mercato giapponese tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2027, ma il prezzo non è ancora stato fissato: l'obiettivo è renderlo abbastanza accessibile da convincere anche i proprietari di auto a benzina a passare all'elettrico. Suzuki ha sfruttato la propria esperienza nelle kei car, puntando su peso ridotto ed efficienza energetica, per aumentare l'autonomia senza rinunciare a maneggevolezza e contenimento dei costi. Ci sono tutti i trucchi possibili per ottenere la massima ottimizzazione. Il navigatore, ad esempio, suggerisce inoltre percorsi considerando autonomia residua e traffico, per evitare di rimanere senza carica. Suzuki non è la prima, anzi; la concorrenza cresce: BYD ha lanciato a luglio la Racco, mentre EMT, fondata nel 2025 da cinque aziende giapponesi e cinesi tra cui Autobacs Seven e Chery Automobile, entrerà nel mercato nel 2027. I miniveicoli (le kei car) sono le piccole automobili giapponesi appartenenti a una categoria fiscale e normativa specifica, caratterizzata da dimensioni, cilindrata e potenza limitate. Il vantaggio è soprattutto economico: tasse e costi di gestione molto più bassi. Da passeggero le ritengo molto convenienti e comode per la città o per ambienti rurali (meno per l'autostrada "lunga"). Comunque, sostengo da tempo che dovremmo fare nostro questo mercato, perfetto per l'Italia. I quadricicli leggeri elettrici di Fiat Topolino, Citroën Ami e Opel Rocks sono un'altra cosa. Ci ritornerò.




Domeniche e villaggi
Domeniche e villaggi ~ Foto © Antonio Dini


Italiana

Starlink e Tesla
Mi ha sempre stupito la capacità di Elon Musk (o chi per lui) di costruire piani logici di integrazione tra tecnologie diverse: lancia razzi e mette in orbita i suoi satelliti, fa le auto elettriche e la rete di distribuzione. E ogni business costruito sopra all'altro porta a nuove opportunità economiche. Cosa uscirà fuori dalle Tesla con Starlink a bordo (opens new window)?

Monumenti che non lo erano
Stavo leggendo un po' di cose da visitare andando in Cina. Ad esempio, questo slop sul mausoleo di Qian (opens new window), vicino alla capitale Chang'an dell'epoca Tang (l'odierna Xi'an), e la storia delle false città antiche (opens new window). Quasi quasi non ci vado.

Francobolli
Vent'anni fa ho conosciuto Benito Carobene (opens new window), uno dei più grossi collezionisti italiani di francobolli, oggi scomparso. Mi raccontò parecchie cose. Una parte si ritrovano nei raccontini del Post (opens new window), un vero e proprio genere letterario locale (opens new window) a quanto pare.


Multimedia

Vecchie glorie
Non credevo che un video sulla storia dei monitor LCD e LED di Apple (opens new window) (peraltro decisamente lento), ovverosia i Cinema Display (opens new window), potesse prendermi così tanto. Forse perché uso da più di dieci anni lo stesso monitor? È un LED Cinema Display 27 (opens new window), uno dei miei migliori acquisti di sempre (preso usato, tra l'altro). Qui invece, la parte sui vecchi e i nuovi (opens new window) Studio Display (opens new window).

Posti dove non vuoi essere
Quando Steve Jobs tornò alla guida di Apple nel 1998 una delle prime cose che cominciò a studiare furono i negozi monomarca Apple Store che esordirono nel 2001. Il razionale era che l'integrazione verticale, anche se costosa, era la strada migliore. Guardando il lancio dell'iMac fatto nel 1998, questo video interno di un CompUSA (opens new window) dimostra quanto avesse ragione.

Ops, I did it again
Un giorno devo mettermi lì con calma e raccontare perché molte delle cose che ci diciamo sull'intelligenza artificiale discorsiva le aveva già immaginate la Apple di John Sculley con il Knowledge Navigator (opens new window). Ops, l'avevo già fatto, anni fa (opens new window).

Piccolo e grande schermo
Un corto fatto tutto con l'AI che si vede su YouTube: JACKPOT (2026) (opens new window). Un trailer del film COYOTE vs ACME (opens new window) che tra pochi giorni è nei cinema.


Tsundoku

Lo scrittore fiume
È morto lo scrittore ungherese Péter Nádas (opens new window), candidato al premio Nobel per la Letteratura e considerato un "romanziere fiume" perché ha scritto opere monumentali, complesse e di vastissima estensione che richiedono anni o decenni di elaborazione, caratterizzate da una narrazione densa e ramificata. Le principali opere monumentali sono Storie parallele (opens new window) (Nádas ha impiegato diciotto anni per scrivere questo capolavoro colossale diviso in tre volumi che esplora il Novecento europeo unendo le vicende di diversi personaggi in una struttura complessa, spesso paragonata a un moderno Guerra e pace (opens new window)) e Libro di memorie (opens new window) (un altro grande affresco narrativo tradotto in tutto il mondo che Susan Sontag ha definito "il miglior romanzo europeo del dopoguerra").

Theodore Sturgeon e DFW
Ecco cosa si pensa leggendo le prime pagine di Infinite Jest (opens new window): è come leggere un Theodore Sturgeon ipertrofico. Non per la fantascienza, naturalmente, ma per quel particolare personaggio tipico che Sturgeon sapeva raccontare molto bene: qualcuno con qualcosa di storto dentro, qualcosa che gli altri non capiscono e che, a volte, lui stesso trova ripugnante. Qualcuno che vorrebbe forse soltanto essere normale, ma non ci riesce. Solo che in Wallace tutto si dilata: il disagio diventa enciclopedico e si spalma per 1.079 pagine, il mondo intero sembra costruito intorno all'impossibilità di stare semplicemente al proprio posto mentre il lettore soffre. Nonostante questo viene voglia di continuare a leggere Infinite Jest per arrivare in fondo e capire se, sotto tutta questa mostruosa complessità, non ci sia in fondo che una cosa molto molto semplice: una persona che cerca disperatamente di essere come le altre. Wallace non c'è riuscito, per esempio.

Maison Labranca
Marta Cagnola quando ricordava Tommaso Labranca (opens new window), scomparso nel 2016 a 54 anni. «Una delle poche gioie che oggi offre l'invecchiare è constatare di essere ancora vivi». Dentro l'antologia Dal pop al popolo. Opere scelte (opens new window) c'è tutto o quasi.


Coffee break

Mostly Weekly è una newsletter libera e gratuita per tutti. Se volete supportare il tempo che passo a raccogliere e scrivere le notizie, potete fare una piccola donazione su PayPal (opens new window) in modalità amici e parenti (che detto così sembra quasi un "in alto le mani, questa è una rapina", però vabbè ci siamo capiti).


Money quote

Passacarte digitale (s.m./f.): Persona che inoltra testi, codice o altri contenuti generati dall'AI senza leggerli, comprenderli o verificarli, limitandosi a fare da mero tramite tra il sistema di intelligenza artificiale e il destinatario finale
sf-isms (opens new window)



Al-Khwarizmi

Security by antiquity
Per ridurre il rischio di attacchi informatici, governi e apparati militari stanno riscoprendo una strategia apparentemente paradossale: affidarsi a tecnologie vecchie, analogiche e ormai considerate obsolete (opens new window). Software superati, telefoni di altre epoche, nastri magnetici e perfino mappe di carta tornano così a essere utili strumenti di sicurezza. Da una parte sono meno interessanti per i criminali informatici; dall'altra, non essendo connessi, non possono essere alterati o compromessi a distanza.

Ora che ce l'hai, guarda che ci fai
La giornata di una technical writer, oggi (opens new window), passa dalla scrittura e dalla gestione dei contenuti a un uso sempre più frequente dell'AI per attività come il fact-checking, la costruzione delle scalette e le prime bozze. Il lavoro si svolge quasi in tandem con diversi agenti AI, a cui vengono affidati compiti specifici per rendere il processo più rapido e ordinato. Ma l'aumento della produttività non significa che l'AI possa fare tutto: conoscerne i limiti e mantenere aspettative realistiche è fondamentale per non trasformare l'efficienza promessa in una nuova fonte di stress.

La guerra commerciale di domani
Perplexity e Nvidia si sono alleate per lanciare Portable Computer (opens new window), una piattaforma tecnologica pensata per eseguire direttamente sul dispositivo anche i flussi di lavoro più complessi affidati agli agenti AI, senza dover dipendere continuamente dal cloud o pagare costi ricorrenti legati ai token. Il sistema utilizza i chip compatti per l'edge computing di Nvidia e modelli quantizzati eseguiti localmente, permettendo di gestire direttamente sul dispositivo ricerche multimodali, attività di ragionamento complesso e processi agentici persistenti.

L'era dell'abbondanza
L'AI sta rendendo il codice sempre più abbondante e sta spostando il vero collo di bottiglia dello sviluppo software (opens new window) dalla scrittura del codice alla fiducia nel suo risultato. Man mano che gli agenti si prendono in carico una parte crescente del ciclo di sviluppo, le aziende hanno bisogno di un'architettura solida e duratura per gestire contesto, verifiche, governance e tracciabilità, chiarendo anche responsabilità e proprietà tra persone, agenti e modelli. Un futuro interessante e per decenni mai neanche immaginato.


Quasi borgo antico
Quasi borgo antico ~ Foto © Antonio Dini

La coda lunga

Senza filtri
Mi ricollego, se volete, alle capsule dell'apertura. Certosa 1515, Avigliana, torinese. Il 26 agosto si è chiusa la tre giorni annuale che don Luigi Ciotti organizza con una quarantina di sacerdoti provenienti da tutta Italia, per momenti di confronto su come farsi prossimi a chi è in difficoltà. Quest'anno il fondatore di Libera ha voluto focalizzare l'attenzione sui giovani, a partire da una ricerca di Save the Children di fine 2025 (opens new window) intitolata Senza filtri, sull'infanzia a rischio, che mette in relazione l'aumento di depressione e ansia tra gli adolescenti con un fenomeno specifico: il conforto emotivo che molti ragazzi stanno cercando nell'intelligenza artificiale, come scrive Articolo21. (opens new window)

La ricerca di Save the Children fornisce i numeri: il 41,8% degli adolescenti ha chiesto aiuto a ChatGPT o ad altri strumenti AI nei momenti in cui si sentiva solo, triste o ansioso; il 42,8% vi si è rivolto per decisioni importanti su relazioni, scuola, lavoro. Il 58,1% ha chiesto consiglio su qualcosa di serio; il 48,4% ha condiviso informazioni della propria vita reale con un chatbot; il 49,1% considera l'uso dell'AI fondamentale e il 47,1% pensa che un uso maggiore potrebbe aiutarlo nella vita personale.

Secondo me, però, la cifra più rivelatrice è quest'altra: il 63,5% ha trovato almeno una volta più soddisfacente confrontarsi con uno strumento AI che con una persona reale. A questi dati don Ciotti ha aggiunto quelli sul disagio mentale: ansia e depressione tra bambini e adolescenti sono cresciute del 50% negli ultimi anni; un minore su quattro sperimenta sintomi depressivi, uno su cinque soffre di disturbi d'ansia. E poi ha fatto la domanda: «Dove sono i genitori, gli educatori, gli operatori: noi adulti dove siamo?». È la descrizione di un vuoto sociale enorme.

Il punto che don Ciotti sviluppa non riguarda l'AI in sé. Le tre caratteristiche che gli adolescenti apprezzano di più nei chatbot sono esattamente quelle che dovrebbe avere un adulto di riferimento: disponibile, capace di capire, non giudicante. Se un ragazzo cerca nell'AI quello che non trova negli adulti intorno a lui, il guasto non dipende dall'AI ma dalle persone, cioè dalla struttura sociale che si è creata. Regolamentare l'intelligenza artificiale, come chiede anche don Ciotti richiamando la prima enciclica di Papa Leone di cui avevo parlato qui (opens new window), è necessario. Non è però sufficiente a chiudere quel vuoto, perché quel vuoto non lo ha aperto l'AI.


three-stars


Un uomo deve amare molto una cosa se la pratica senza alcuna speranza di fama o di denaro, ma anche se la pratica senza alcuna speranza di farla bene. Un uomo del genere deve amare le fatiche del lavoro più di quanto qualsiasi altro uomo possa amare le ricompense che ne derivano

– G.K. Chesterton


END



Ti è piaciuta? Inoltrala a chi potrebbe essere interessato
Se l'hai ricevuta, puoi iscriverti qui
L'archivio dei numeri passati invece è qui
Se vuoi contribuire al futuro di Mostly Weekly, puoi fare una piccola donazione usando PayPal (opens new window) modalità Amici
Buona domenica!