[Mostly Weekly ~388]

Questioni di parole e di come si scrivono


A cura di Antonio Dini
Numero 388 ~ 9 agosto 2026

Archivio: antoniodini.com/archivio/

Per iscriversi: antoniodini.com/iscrizione/


Grazie per aver aperto questa pagina! E bentornati su Mostly Weekly, la newsletter settimanale che esce quando è pronta, realizzata a mano, piena di refusi ma priva di algoritmi e AI (almeno quello).

Questa settimana c'è un sacco di roba: andiamo subito al solito. Se proprio volete fare una pausa, approfittatene per sostenere Mostly Weekly cliccando su PayPal (opens new window) e facendo una piccola donazione in modalità Amici (è una donazione, dopotutto, non una compravendita). In alternativa, se vi piace questo numero, ancora più facile: condividetelo con una persona cara.

Intanto, buona lettura.


Pesce d'oro
Pesce d'oro ~ Foto © Antonio Dini


Un giorno qualcuno mi spiegherà come mai, in un'epoca in cui la scienza non è mai stata così saggia, la verità così diretta e il sapere umano così a portata di mano, populisti e bugiardi siano così disperatamente richiesti
— John Le Carré




Editoriale

Questione di virgole
In prima battuta, mentre preparavo questo numero di Mostly Weekly, la sezione dedicata alle lingue che segue doveva essere l'editoriale/apertura. Poi è cresciuto, come sta facendo da due mesi a questa parte, il fastidio per la tastiera del mio computer. Qui servono tre premesse.

La prima è: magari questa newsletter la scrivesse l'AI, avrei i fine settimana liberi e una complessione migliore, a questo punto dell'anno. Ma soprattutto non avrei a che fare con la tastiera del mio computer. Due: fa caldo e uso solo il MacBook Air per scrivere in posti freschi a giro di qua e di là. Chissenefrega, dite voi. Ci arrivo tra un attimo. C'è ancora il tre: sono uno che cerca di essere precisino quando scrive soprattutto sulla punteggiatura, è un po' il mio pallino.

Dunque, la cosa. Mentre scrivo, ma solo sul MacBook Air, vengono fuori delle virgole a caso. Cioè, pensavo fossero a caso il primo mese, mese e mezzo. Poi ho cominciato a guardare se c'era uno schema e salta fuori che compaiono quando premo una combinazione di due lettere abbastanza velocemente: sono "ce", "ec" e ogni tanto qualche altra combo da quelle parti della tastiera.

Provo a vedere se ci sono problemi software (non mi pare, ho anche aggiornato un paio di volte il sistema operativo, nel frattempo), provo con una tastiera esterna (non lo fa), provo a pulire con la pompetta dell'aria, provo a resettare questo e quello (non cambia niente), provo con le maiuscole premute (la virgola diventa il punto e virgola) e questa cosa mi fa definitivamente pensare che sia un problema hardware. Mi prenoto un appuntamento e vado all'Apple Store.

Signore gentile, parliamo, si perplime, prova sostanzialmente tutte le cose che ho fatto io, prova a portarlo di là e dargli una pulitona, mi propone un reset piuttosto violento che porterebbe probabilmente al bisogno di reinstallare la macchina (no grazie). Allora c'è solo un'opzione: cambiare la tastiera. Arriviamo alle dolenti note.

Il MacBook Air M3 ovviamente è di aprile 2024, quindi è da tre mesi fuori garanzia. Cambiare tastiera e scocca superiore con pure la batteria sono circa 480 euro, circa un terzo di quanto l'ho pagato da nuovo. L'alternativa è comprarne un altro (nuovo o ricondizionato) dando dentro il mio che viene valutato, per adesso, nonostante la tastiera che fa scherzi strani, circa 500 euro.

Grazie ma no, grazie. Nella mia testa questo computer deve lavorare ancora parecchio e poi, adesso che c'è il problema dei prezzi esosi della RAM, non è proprio il momento di cambiarlo, se non è strettamente necessario.

La mia soluzione? Preso atto che in italiano la combinazione "ce" è straordinariamente diffusa (non avete un'idea, io adesso sì), vado dentro "Impostazioni di sistema", "Tastiera", "Sostituzioni testo" e ne imposto una per cui in qualsiasi contesto ogni volta che scrivo "ce," lui la cambia in "ce" (funziona ma non sempre sempre, ahimè) e poi cerco di portare in vacanza la mia neurodivergenza per compensare questo terribile vulnus all'armonia del mondo. So già che questa cosa del "ce," mi ha segnato: non posso più scrivere da nessuna parte senza guardare se c'è un "ce" che viene fuori e un'eventuale virgola spuria da cance,llare. Maledizione!

(Sopra la sostituzione non ha funzionato, l'ho lasciata apposta così capite di cosa parlo)



Parole parole parole

Sulle molte lingue
In questo periodo mi sono intrippato con le lingue e la linguistica, quindi sopportatemi (se vi va). Dopotutto, fare una newsletter come questa serve anche a questo: dar sfogo alle proprie passioni.

Cominciamo con gli Stati Uniti, a quanto pare il Paese principe per quanto riguarda le liste. Nel 1953 avevano creato la General Service List (opens new window), duemila parole selezionate per rappresentare quello che serve sapere per imparare la lingua. Nel 2013 la lista è stata aggiornata (opens new window), cambiandone molte e portando il totale a 2809 (poi è stata aggiornata di nuovo nel 2015 e nel 2023). La cosa interessante è la scelta che è stata operata: cosa entra e cosa esce. Ne parla questo articolo (opens new window) che tra l'altro è un piccolo capolavoro di animazione web. Lo ha fatto The Pudding (opens new window), specializzato in "visual essays" e non in clickbait.

Intanto, l'esperanto. Vi ricordate, la lingua costruita a tavolino (opens new window) alla fine dell'Ottocento per facilitare le comunicazioni internazionali (in chiave umanitaristica (opens new window), ovviamente). La parlano tra le poche centinaia di migliaia e circa due milioni di persone (ci sono anche dei presunti madrelingua in esperanto), che non è male per qualcosa di artificiale per quanto con una chiave utopistica. Ma chi sono questi due milioni di figli di L.L. Zamenhof (opens new window), il creatore della lingua? Secondo il Guardian (opens new window) si tratta di uno strano gruppo di personaggi molto diversi: nudisti, pacifisti e viaggiatori a scrocco. C'è anche il World Esperanto Congress (opens new window), che l'anno prossimo si tiene a Melbourne, in Australia.

Due numeri fa, in Mostly Weekly 386 (opens new window), avevo raccontato dello studio pubblicato su Science (opens new window) riguardo l'estinzione massiccia delle lingue negli ultimi 12mila anni (l'Olocene, cioè dalla fine dell'ultima grande glaciazione). La stampa nel frattempo si è appassionata e sono usciti fuori degli articoli di approfondimento interessanti, come questo che elabora l'idea di un'età dell'oro perduta (opens new window) della diversità linguistica.



Oggi sposi domani chissà
Oggi sposi domani chissà ~ Foto © Antonio Dini


Importante

Il cielo sopra di noi
Praticamente due record, funzionalmente collegati: la fotocamera digitale più grande del mondo (opens new window) rivela 500mila galassie in un'unica immagine (opens new window). L'Osservatorio Vera C. Rubin in Cile (opens new window) ha pubblicato un'immagine straordinaria del cosmo contenente più di 500mila galassie e 50mila stelle, catturata dalla fotocamera digitale più grande del mondo (3200 megapixel). L'immagine è un mosaico: è stata assemblata a partire da centinaia di singole osservazioni; offre una delle vedute più dettagliate mai prodotte di una porzione di cielo molto studiata nota come "campo COSMOS", segnando un primo importante traguardo per uno strumento progettato per esplorare l'universo nell'arco di un decennio.

C'è un'app per questo
Il disastro del costo del carburante (benzina e gasolio, più gli altri) è diventato assurdo. Compresa la manfrina sugl incentivi attivi per abbassare il prezzo, quando c'è una struttura piuttosto complessa di accise dietro che nessuno mette in discussione. Ora c'è anche un'app, se non lo sapete (io non lo sapevo) per iOS e Android, fatta (male) dal MIMIT, che si chiama Osservaprezzi Carburanti (opens new window). Con una procedura barocca, vivamente sconsigliata mentre si sta guidando, permette di vedere i prezzi che le aziende inviano al ministero.

Infiammazione
Avendo una salute ragionevolmente buona per la mia età, in realtà questo tipo di cose non le guardo mai (e forse è uno dei motivi per cui ho/penso di avere una salute ragionevolmente buona). Negli Usa, invece, stanno tutti impazzendo per la parola "infiammazione" (opens new window), che viene usata a sproposito e a detrimento di chi soffre effettivamente di disturbi infiammatori. Ovviamente dietro ci sono il movimento "Make America Healthy Again" e gli influencer del wellness che promuovono diete e integratori privi di riscontri scientifici, sostenendo che riducano l'infiammazione e sminuendo al contempo le difficoltà delle persone con malattie croniche. Tenetevi lontani dalle diete e dalle cure che parlano di "infiammazione" senza aver visto prima un medico, insomma.


Italiana

Corsi di formazione
Alle volte mi pare che i nomi oltre che marchi siano anche scelte per evitare le possibili critiche: nelle aziende una volta si comprava IBM perché poi l'amministratore delegato non avrebbe mai potuto licenziare al responsabile tecnico una scelta "sbagliata" (IBM era il top).

Lo stesso per chi insegna a usare gli LLM a chi. Se lo fa Palazzo Chigi, sceglie la Treccani come ente che eroga il corso (opens new window), e nessuno può dire niente. Anzi. Infatti, così si scopre che sta facendo il governo Meloni: nel calendario dell'ultimo anno prima della scadenza naturale della legislatura spunta una piccola novità: dodici dipendenti di Palazzo Chigi frequenteranno un corso di "alta formazione sull'intelligenza artificiale applicata alla scrittura legislativa".

Le lezioni si terranno tra il 18 e il 25 settembre e dal 2 al 9 ottobre, per 16 ore complessive nella sede dell'Accademia Treccani in piazza dell'Enciclopedia a Roma. Costo totale: 5.141,82 euro più IVA, deciso dal segretariato generale della presidenza del Consiglio.

A beneficiare della formazione sarà la neocostituita task force che porta i testi normativi nelle riunioni preparatorie del Consiglio dei ministri. L'obiettivo dichiarato è acquisire competenze sulle implicazioni giuridiche e tecnologiche dell'AI nella redazione delle norme, nell'analisi d'impatto della regolazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche. Visto che ormai il Governo è il primo legiferatore, nel senso che scrive la maggior parte delle norme che poi vengono approvate o confermate dal Parlamento, ne consegue che le ultime leggi di questa legislatura potrebbero portare, almeno in parte, una firma artificiale.

Qual è lo scandalo?
A parte che l'ambito giuridico è perfetto per usare un modello linguistico, secondo me, a patto di sapere per fare cosa e come. E quando dico che è perfetto, è perché io lo userei per la delegificazione (analisi sistematica di tutte le leggi e altre fonti ancora in vigore, con accorpamento e riscrittura che le ordini e semplifichi). Per scrivere leggi nuove, parliamone.

Tanto, come mi spiegava un amico che lavora per una grande azienda che vieta l'utilizzo dell'AI sui computer interni della sua rete, poi finisce che i dipendenti si passano le cose sul telefono e fanno da lì.

Volete che negli uffici da almeno due anni non stiano già smanettando in maniera caotica e totalmente non organizzata (opens new window) con qualche LLM? Magari non per fare materialmente i testi delle leggi, ma per fare riassuntoni delle discussioni e delle riunioni, repertori giuridici, indicazione dei punti chiave, treni di email e messaggi negli immancabili gruppi WhatsApp, file di Word come se piovesse, appunti e brainstorming?

Secondo me, vista la qualità della scrittura giuridica delle norme degli ultimi anni (opens new window) (lo dico in maniera bipartisan) il contributo di un LLM strutturato per bene e dedicato, mi permetto di dire che sarebbe forse addirittura auspicabile.


Multimedia

Telefoni che si piegano
Samsung ha presentato i nuovi telefoni (opens new window) pochi giorni fa, in anticipo rispetto a Google (i Pixel escono ad agosto (opens new window)) e ad Apple (settembre). La cosa che tutti si aspettano da Apple quest'anno è un iPhone che si piega, un foldable. Anzi, secondo le indiscrezioni, si aspettano un foldable con un fattore di forma particolare, simile a un passaporto (opens new window). Ecco, Samsung l'ha appena presentato, è il nuovo Samsung Galaxy Z Fold8 (opens new window), che sta andando decisamente (opens new window) forte (opens new window). Tra l'altro, Samsung produce gli schermi per Apple (opens new window), quindi è interessante anche il potenziale conflitto di interessi che c'è dietro a questa cosa. La migliore recensione internazionale a giro, in questo momento, è ovviamente quella di Marques. (opens new window)


Tsundoku

Ginger
Un progetto fotografico decennale per seguire una specie di auto-ossessione: i capelli rossi, quelli che in inglese vengono chiamati "ginger". Come racconta la BBC (opens new window) è il fotografo scozzese Kieran Dodds (anche lui rosso di capelli) che questa volta pubblica il libro Gingers of America (opens new window). Strana l'ossessione per i capelli rossi; forse sembra strana a me perché è un colore che non vedo bene, chissà.

La sorellina
Adelphi è quasi arrivata in fondo alla sua meritevole opera di traduzione dei romanzi di Raymond Chandler dedicati all'investigatore che ha co-fondato la scuola dei duri: Philip Marlowe. La sorellina (opens new window) è uscito a marzo ma io me ne sono accorto solo adesso e mi sono rimesso in pari. Sono poco meno di trecento pagine che si leggono in due pomeriggi, intense e tirate e ironiche e stanche e ciniche e disincantate. Ci sono molti modi per etichettare Chandler, moltissimi epigoni, variazioni sul tema, imitatori e successive filiazioni. Il mio progetto da un paio d'anni, e sto cominciando a capirlo adesso mentre unisco per la prima volta i puntini, è andarmi a leggere gli originali, quelli che vantano innumerevoli tentativi di imitazione (come Mostly Weekly, del resto). Chandler è uno di questi, e si capisce subito (opens new window) che i suoi imitatori hanno aggiunto ben poco, se non nulla.


Coffee break

Mostly Weekly è una newsletter libera e gratuita per tutti. Se volete supportare il tempo che passo a raccogliere e scrivere le notizie, potete fare una piccola donazione su PayPal (opens new window) in modalità amici e parenti (che detto così sembra quasi un "in alto le mani, questa è una rapina", però vabbè ci siamo capiti).


Money quote

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava Con che voce parlasse, con quale voce poi cantava Quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli Ma nella fantasia ho l'immagine sua, gli eroi son tutti giovani e belli Gli eroi son tutti giovani e belli Gli eroi son tutti giovani e belli

– Francesco Guccini, La locomotiva


Al-Khwarizmi

Accesso o possesso?
In molti hanno accolto con toni piuttosto enfatici (opens new window) la notizia che Apple sta diventando la più grande società di leasing al mondo lanciando una nuova offerta per noleggiare iPhone, iPad, Mac e quant'altro con un tot al mese e piani di sostituzione ogni 24 o 36 mesi.

Non ho un pensiero particolare, se non che la mossa più che consentire alle persone di avere un telefono che costa come uno scooter (opens new window) a me sembra che in realtà sia un modo per farglielo cambiare ogni due generazioni, questo telefonino. A me va benissimo: mi preoccupa molto di più poter tenere i miei dati svincolati da una singola piattaforma (cosa che, ahimé, per me non è così). L'hardware è un di cui, che si può noleggiare, comprare ricondizionato, nuovo, usato, come preferite. Se i dati sono liberi, l'hardware diventa molto meno rilevante.

AI e pratiche condivise
Sono mesi che dico che comincio a non poterne più di scrivere cose relative all'intelligenza artificiale (i momenti in cui scrivo questi blocchetti di testo sono diversi dal flusso con il quale vengono impaginati). Comunque, questo è oggettivamente interessante da registrare. Il rapporto AI 2026 (opens new window) di Figma sostiene che imparare l'uso dell'AI non è il punto di arrivo (opens new window). Invece, lo è la collaborazione e la facilitazione contano tanto quanto la fluidità degli strumenti. Tre pratiche, in particolare: costruire strumenti interni condivisi in modo che la conoscenza individuale dell'AI sia di beneficio di interi gruppi di lavoro; guidare attivamente le parti interessate verso le decisioni tra opzioni illimitate generate dall'AI; condividere apertamente esperimenti, compresi i fallimenti, per colmare le lacune nell'adozione dell'AI tra i colleghi. La competenza degli strumenti (saper usare l'AI nei vari contesti) rimane necessaria ma è tuttavia insufficiente, secondo loro. A decretare il successo del team sono le abilità umane per costruire, decidere e condividere. Il ragionamento è sempre ancorato all'idea dei mitologici ingegneri 10x (opens new window).


Murales
Murales ~ Foto © Antonio Dini

La coda lunga

Naked News
Alberto Puliafito, su The Slow Journalist, racconta (opens new window) l'ultima mossa di Substack: un rilevatore sviluppato con Pangram che stima quanta parte di un testo, oltre le cento parole, sia stata scritta da un'intelligenza artificiale. Chris Best, il fondatore, l'ha chiamata la battaglia contro il "claudefishing", un neologismo costruito sul nome di Claude che indica lo scarto fra quel che ci si aspetta di leggere e quel che si trova davvero. L'immagine scelta per annunciarla, il Mechanical Turk, dice già tutto: se c'è una macchina di mezzo, si presume il trucco.

La parte difendibile del ragionamento di Puliafito sta nei numeri che cita: fino al 40% dei testi lunghi su alcune piattaforme, con LinkedIn in cima, sarebbe generato dalle macchine. Su Linkedin a me sembra sia arrivato al 110% (nel senso che sono pure aumentati i post inutili scritti con l'AI, quindi sono più di prima). In un mercato saturo di prosa fàtica ("io ci sono!") priva di contenuto, un segnale che aiuti chi legge a orientarsi non è di per sé un'idea sbagliata. Anzi, di più: la dichiarazione facoltativa How I make this introdotta insieme al rilevatore è persino la parte migliore dell'annuncio: un metodo che si dichiara è verificabile, contestabile, revocabile nel tempo. Il problema comincia quando quella dichiarazione lascia il posto a dei numeri.

Perché un rilevatore, per quanto accurato, misura una somiglianza statistica, se va bene. Non misura certo la responsabilità. Secondo Puliafito passerà il test chi ha tempo e budget per costruirsi un flusso di lavoro su misura, agenzie e professionisti compresi; resterà marchiato chi non può permetterselo, esattamente come un tempo restava scoperto chi non poteva permettersi un buon editor. È la stessa vecchia asimmetria, con un bollino nuovo sopra.

Quello che a Puliafito interessa è un'altra cosa. Non gli interessa se una macchina abbia toccato il testo, ma chi ne risponde. Lui dichiara di scrivere con degli assistenti ogni settimana, per bozze, riassunti, estrazione di dati, e firma comunque ogni riga con il suo nome: è quella la garanzia che conta, non una percentuale prodotta da un software di un'azienda che vende contemporaneamente il problema e la soluzione (Giudicate voi: Pangram applica il rilevamento automatico alla prosa automatica e non automatica). Il rischio concreto, sostiene l'autore, è che il sospetto aumenti invece di diminuire, e che il costo di questa ansia da bollinatura ricada proprio su chi ha meno margine per difendersi.


three-stars


Un uomo deve amare molto una cosa se la pratica senza alcuna speranza di fama o di denaro, ma anche se la pratica senza alcuna speranza di farla bene. Un uomo del genere deve amare le fatiche del lavoro più di quanto qualsiasi altro uomo possa amare le ricompense che ne derivano

– G.K. Chesterton


END



Ti è piaciuta? Inoltrala a chi potrebbe essere interessato
Se l'hai ricevuta, puoi iscriverti qui
L'archivio dei numeri passati invece è qui
Se vuoi contribuire al futuro di Mostly Weekly, puoi fare una piccola donazione usando PayPal (opens new window) modalità Amici
Buona domenica!