[Mostly Weekly ~383]
L'estate prima degli agenti
A cura di Antonio Dini
Numero 383 ~ 5 luglio 2026
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Bentornati e grazie per aver aperto questa pagina! Dopo aver sperimentato con un numero monografico (è piaciuto, si ripeterà in futuro) Mostly Weekly torna alla sua consueta forma di newsletter settimanale multitematica che esce quando è pronta, realizzata a mano, piena di refusi ma priva di algoritmi e AI (almeno quello).
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Intanto, buona lettura.

Non ho alcun talento speciale. Sono solo appassionatamente curioso
– Albert Einstein
Editoriale
Paris Paris
All'inizio della settimana sono andato a Parigi per il forum sui pagamenti di Visa (opens new window), il circuito delle carte di credito. Fra le cose da provare c'erano gli abbozzi degli agenti AI che fanno gli acquisti in maniera autonoma al posto nostro.
È tutta una questione di "intenzione". L'assistente virtuale intelligente la "legge" e ci pensa lui a comprare quel che deve comprare. Noi non dobbiamo fare nulla. È un gradino piccolo, quasi invisibile, che porta dritti a un mondo in cui saranno gli agenti di intelligenza artificiale a girare i negozi online al posto nostro, confrontare i prezzi, scegliere la taglia giusta (o il colore, o il sapore, o quel che è) e finire l'acquisto con la nostra carta ma senza il nostro dito sul pulsante.
Visa e le altre grandi aziende dei pagamenti ci stanno già costruendo sopra intere infrastrutture, protocolli di fiducia, sistemi che riconoscono un agente da un truffatore, e lo fanno con la stessa urgenza con cui vent'anni fa si preparavano all'arrivo dell'e-commerce. Compresa una trasformazione radicale di com'è fatto il web e come sono fatte le app per gli acquisti, perché oggi sono adatte alle persone e non agli agenti: domani dovranno essere tutte rifatte.
Non è un passaggio tecnico, da addetti ai lavori. Questo tipo di cambiamento, una volta assorbito, fa sembrare strano il mondo di prima, come oggi mi sembra strano ricordare quando facevo la fila in banca per fare un bonifico o l'emozione della prima volta che ho comprato un libro direttamente sul Kindle a mezzanotte, nel mio letto (non riuscivo a prendere sonno) e ho cominciato a leggerlo un minuto dopo.
Ho la sensazione che questo momento, questo stile di vita di oggi, vada assaporato, perché tra qualche anno il panorama sarà molto diverso. Racconteremo ai giovani di domani che una volta compravamo le cose scegliendole noi, uno schermo alla volta. E loro ci ascolteranno con la stessa incredulità con cui oggi si ascolta quando qualcuno racconta che avevamo Tuttocittà in macchina per trovare l'indirizzo di un negozio a cui avevamo telefonato prima di uscire di casa?

Importante
Mythos
Om Malik è mancato poche settimane fa. È stata non solo secondo me (opens new window) una delle voci più importanti del primo quarto del nuovo secolo. Questa sua analisi (opens new window) del senso dell'ultima versione dell'intelligenza artificiale di Anthropic è straordinaria. Anthropic ha chiamato il suo modello di AI più potente "Mythos", un termine che affonda le sue radici nel greco antico e indica una storia che veicola un significato che va oltre il letterale. Questa scelta riflette una strategia volta a utilizzare il mito, ovvero la verità consolidata, per plasmare la percezione pubblica dell'importanza e della sicurezza del modello, aggirando la necessità di prove empiriche, il logos. Secondo Malik, ricorrendo al mito Anthropic si posiziona come custode responsabile dell'AI, evitando al contempo il controllo esterno e mantenendo il controllo sulla narrazione che circonda la propria tecnologia. Peccato che adesso loro siano nei guai (opens new window) per il solito vecchio peccato che colpisce tutti o quasi i creatori di tecnologie digitali: la facilità con cui possono tracciare chiunque (opens new window).
Italiana
Ossi di Seppia e Backrooms
Questo articolo dell'Indiscreto (opens new window) esplora il parallelismo tra la visione di Montale di una "glitch" nella realtà e il concetto di "Backrooms" di Kane Parsons. Entrambi rappresentano un varco verso una realtà alternativa, un'opportunità di fuga da un sistema oppressivo. Tuttavia, mentre Montale vede la glitch come una via di salvezza, le Backrooms di Parsons si rivelano un incubo infinito, un loop da cui non si può uscire. Mi sa che dovevamo fare più attenzione, alle superiori.
Gli Antichi
Due cose degli antichi romani: papiri di Ercolano decodificati (opens new window) (finalmente si comincia!) e le strisce pedonali di Pompei: ideali per i giorni di pioggia (opens new window).
Multimedia
L'arte e l'artista
Nel XXI secolo i film di Steven Spielberg, pur essendo di generi diversi, rivelano temi ricorrenti legati all'identità e alla moralità americane. Le sue opere realizzate tra il 2001 e il 2005, tra cui "A.I. – Intelligenza artificiale (opens new window)" e "Monaco (opens new window)", riflettono le ansie post-11 settembre, mentre i film successivi, come "Lincoln (opens new window)" e "The Post (opens new window)", esplorano momenti positivi in cui c'è una vittoria morale. L'ultimo film di Spielberg, "Disclosure Day (opens new window)", non mi è piaciuto (opens new window). Mette in mostra il suo stile visivo magistrale, ma manca della profondità e della complessità tematica delle sue opere precedenti. Insomma, come dicono anche quelli di Metropolitan Review, blah (opens new window).
Tsundoku
2026 Odyssey at the movies
State per essere travolti da un'ondata di cose (opens new window) sull'Odissea (opens new window). Anzi, siete già travolti da un'ondata di cose (opens new window) sull'Odissea (opens new window) perché sta per uscire il film di Christopher Nolan (opens new window) con Matt Damon, Tom Holland e Anne Hathaway. Pensavo di rileggerla (o per meglio dire leggerla tutta di fila e non frammentata in versioni da tradurre e citazioni da imparere a memoria) quando sono inciampato in questo libro: Nessuno canta il mio nome (opens new window) di Yann Martel (l'autore di Vita di Pi (opens new window)). La storia: il protagonista della prima storia è Psoas di Midea, umile pastore, che lascia la moglie e la famiglia per combattere a Troia, riuscendo a sfidare e sconfiggere un figlio del re Priamo. Il poema della sua vita è andato perduto, fino a quando, trentatré secoli dopo, un accademico di nome Harlow Donne ne scopre i frammenti e per studiarli si trasferisce dal Canada a Oxford, anche se ciò significa lasciare la figlia e incrinare ulteriormente un matrimonio già fragile. Mentre Harlow ricompone e commenta i resti del poema, riaffiorano in lui i ricordi della sua famiglia, e si trova a confrontarsi con le stesse domande di Psoas: l'ambizione, la nostalgia di casa, la responsabilità, in un dialogo continuo tra antico e contemporaneo. Ecco, io guarderei più volentieri questo film, che non quello (opens new window) dell'Odissea (opens new window).
PS
La mia posizione sulla presunta mancanza di correttezza di un film che peraltro non abbiamo ancora visto (opens new window). Non esiste una versione "filologicamente corretta" dell'Odissea (opens new window) o della sua lingua o del suo contesto, neanche quella di Omero rappresenta una forma originaria, coeva e immutabile. Nel senso che è un racconto che esplora qualcosa molto precedente alla sua stesura e lo ha fatto per molto tempo e fra molte trasformazioni. È il senso che conta, alla fine. Però, mannaggia mannaggia.
Coffee break
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Money quote
Musa, quell'uom di multiforme ingegno
Dimmi, che molto errò, poich'ebbe a terra
Gittate d'Ilïòn le sacre torri;
Che città vide molte, e delle genti
L'indol conobbe; che sovr'esso il mare
Molti dentro del cor sofferse affanni,
Mentre a guardar la cara vita intende,
E i suoi compagni a ricondur: ma indarno
Ricondur desïava i suoi compagni,
Ché delle colpe lor tutti periro.
Stolti! che osaro vïolare i sacri
Al Sole Iperïon candidi buoi
Con empio dente, ed irritâro il nume,
Che del ritorno il dì lor non addusse.
Deh! parte almen di sì ammirande cose
Narra anco a noi, di Giove figlia e diva.
– Omero, Odissea, nella traduzione (opens new window) di Ippolito Pindemonte
Al-Khwarizmi
Il Loop che verrà
I loop agentici stanno permettendo ai team di costruire a velocità sorprendenti usando l'AI. Tuttavia, il loro utilizzo riduce gli sviluppatori al ruolo di semplici messaggeri. Il looping è potente, ma elimina la responsabilità e spinge le persone ad arrendersi alla macchina (opens new window). Anche se i loop agentici saranno probabilmente il futuro, è importante che gli sviluppatori conservino un buon giudizio e garantiscano il rispetto delle regole della buona ingegneria del software.
Il problema è il Prompt Debt
Un articolo molto interessante che parte da una premessa piuttosto intrigante (opens new window). Trattare il linguaggio naturale come linguaggio di specifica per l'ingegneria del software limita in maniera surrettizia ciò che è possibile costruire. Il prompt debt cresce man mano che alle istruzioni vengono aggiunte indicazioni per ricondurre i modelli sui binari giusti. Questi prompt, pieni di casi limite e di minacce all'AI, diventano incomprensibili per i team. Il prompt debt vincola gli sviluppatori ai modelli più vecchi, facendo loro rischiare di perdere modelli potenzialmente più economici, più veloci e migliori.
Lettera
C'è un nuovo editor markdown per Mac in città: si chiama Lettera (opens new window) e sta per essere disponibile per tutti.
Kubernetes e la GenAI
Che fine ha fatto Kubernetes, l'orchestratore dei container Linux che fino a ieri era la chiave dei sistemi cloud nativi? Be', gli è andata molto bene (opens new window), direi. Infatti Kubernetes si è evoluto da orchestratore di container a piattaforma infrastrutturale per l'intelligenza artificiale, diventando lo standard de facto per le operazioni di machine learning. L'ascesa dell'AI generativa e dell'AI agentica ha accelerato questa trasformazione, con Kubernetes che fornisce un livello di orchestrazione unificato sia per i carichi di lavoro delle applicazioni tradizionali sia per le attività di AI ad alta intensità di calcolo. Man mano che le organizzazioni adottano sempre più Kubernetes per i carichi di lavoro di AI, competenze fondamentali come quelle relative alle reti diventano cruciali per gli ingegneri: servono a progettare, proteggere e risolvere i problemi con cui far girare i container. Altro che vibe coding fatto dal lattaio sotto casa.

La coda lunga
Gli amanti di Siddo
Ho un paio di domande sulla posizione che assume l'intelligenza artificiale nella nostra cultura. Cominciamo questa settimana con quella abbastanza intuitiva: il sesso. Non parlo del sesso con l'AI soltanto, ma di un confronto più vecchio, quello tra il corpo umano e il corpo alieno, che la fantascienza racconta da circa un secolo. Il punto di partenza di questo ragionamento è che ogni volta che una cultura immagina un amante non umano, sta in realtà misurando i propri confini.
Nella fantascienza classica il sesso con l'alieno non è mai stato solo provocazione: era un modo per chiedersi cosa renda umano un umano. Philip José Farmer lo capì con The Lovers, e Octavia Butler ne fece un laboratorio più maturo in Xenogenesis, dove desiderio e dipendenza si mescolano senza soluzione. Il tabù, quando funziona, non riguarda l'atto ma la soggettività che quell'atto produce: chi diventa, agli occhi degli altri, un soggetto capace di desiderare.
Con l'intelligenza artificiale la domanda si sposta, perché qui non c'è una specie da riconoscere, ma un sistema che simula riconoscimento senza garantirlo.
Ed è questo lo scarto che mi interessa: il tabù dell'alieno riguarda chi ammettiamo nella categoria di essere desiderante, invece il tabù dell'AI riguarda chi controlla la simulazione di quel desiderio. La letteratura sull'intimità artificiale parla già di vulnerabilità e sfruttamento, non di fantascienza, e le norme europee sui deepfake inseguono, sempre in affanno.
La differenza tra i due tabù è la differenza tra una domanda metafisica e una domanda infrastrutturale. Se il sesso con l'alieno è un tabù da fantascienza classica e postumanista, il sesso con l'AI è un tabù da capitalismo delle piattaforme, machine learning e cultura del compagno sintetico. Il primo interpella la domanda "che cosa significa essere umani?", il secondo "che cosa significa essere in relazione con qualcosa che ci calcola, ci predice e ci imita?".
Per questo il primo tende a produrre narrativa di frontiera, mentre il secondo produce soprattutto dilemmi di responsabilità, salute mentale, sfruttamento e diritti. In chiave letteraria, l'alieno consente di pensare l'eros come oltre-umano; l'AI costringe a pensarlo come post-sociale, cioè dentro sistemi tecnici che mediano emozioni e desideri.
Detta in un altro modo, la differenza più netta è questa: nel caso umano-alieno il tabù ruota attorno alla commistione di specie e alla paura di contaminazione simbolica; nel caso umano-AI ruota invece attorno alla manipolazione del consenso, alla personalizzazione algoritmica e alla governance dei dati.
Gli amanti di Siddo, qualunque cosa fossero, ci avevano già messo di fronte a questa scelta. Infatti, il tabù umano-alieno si colloca nella lunga storia occidentale della paura dell'incrocio proibito: miscegenazione, mostruosità, ibridazione, perdita dei confini del corpo e della famiglia. La fantascienza, soprattutto quella più colta, ha poi trasformato quel timore in strumento critico, facendo dell'interspecie una figura per leggere colonialismo, razza, sessualità e potere. Il tabù umano-AI si colloca invece nella storia contemporanea della soggettività digitale: solitudine, delega affettiva, erotizzazione delle interfacce e sfruttamento delle tracce personali. Per questo il primo appartiene più alla tradizione letteraria e antropologica, il secondo alla politica della piattaforma e del diritto tecnologico.

Un uomo deve amare molto una cosa se la pratica senza alcuna speranza di fama o di denaro, ma anche se la pratica senza alcuna speranza di farla bene. Un uomo del genere deve amare le fatiche del lavoro più di quanto qualsiasi altro uomo possa amare le ricompense che ne derivano
– G.K. Chesterton
END
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