[Mostly Weekly ~62]
The QuaranZine is Over?
La newsletter omonima a margine del canale Telegram (opens new window)
(quella che esce quando è pronta)
A cura di Antonio Dini
Numero 62 ~ 10 maggio 2020
Old or young, we're on our last cruise.
— Robert Louis Stevenson
In questo numero:
- Head
- Body
- Tsundoku Regular
- Tsundoku Live
- Tsundoku Poetry Room
- Ludologia

La fine della quarantena? ~ Foto © Antonio Dini
HEAD
La vita è davvero breve
C'è un dubbio che credo passi come un'ombra veloce attraverso l'esistenza di molti (perlomeno la mia e un altro paio di persone di sicuro) ed è relativamente alla durata della vita. Quando percepiamo il disagio della sua durata, soffriamo perché la sentiamo breve o perché un giorno comunque finirà? Voglio dire: se campassimo 500 anni anziché una media di 70-80 (e più, si spera), ci lamenteremmo ancora perché la vita comunque finisce? Non sarebbe più "poca" ma sarebbe comunque una quantità finita di tempo. C'è l'ottimo Paul Graham che si è posto la stessa domanda e, da quando è diventato padre, ha tratto la conclusione che il problema è che la vita è proprio breve (opens new window). I couldn't agree more.
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BODY
Personal Renewal
Non avevo mai letto niente di John Gardner e di solito sono molto molto scettico quando si entra in quel microcosmo che è la letteratura neopragmatica di autoaiuto prodotta negli Stati Uniti. Sulla falsariga per intendersi di Napoleon Hill e dei suoi colleghi (opens new window). Ecco, questo discorso di Gardner (opens new window) pronunciato a Phoenix il 10 novembre del 1990 (fanno 30 anni fra poco) a un consesso di McKinsey mi ha colpito. L'ho letto stamani, mentre facevo colazione in terrazza e sbrigavo altre cose, prima di scrivere questo numero di Mostly Weekly: questo per dire che non l'ho per niente sedimentato o approfondito. Però, a istinto, senza i pregiudizi che solitamente avrei per questo tipo di "prodotto culturale aziendale" c'è qualcosa dentro. Magari leggendolo lo troverete anche voi. Parliamone.
Il duca nero
Non mi è mai piaciuto Eric Schmidt. Sono convinto che sia stato lui l'anima nera dietro a Larry Page e Sergei Brin che ha trasformato Google da super motore di ricerca cool in una macchina per schedare il pianeta (e in super avversario di Apple a cui ha "rubato" tutto quel che poteva rubare, sulla falsariga di Bill Gates con Microsoft venti anni prima). E dopo la sua uscita dall'azienda è andato a fare il super-esperto per i militari americani. Un duca nero il cui peso potrebbe essere ancora estremamente negativo per tutti. Lo racconta bene il New York Times (opens new window).
Processi e strumenti
Complice la pandemia sto provando a investire un po' di tempo in nuovi, o forse dovrei dire "altri" modi di lavorare. Non ho un sistema comodo per prendere appunti (cosa molto grave per un giornalista) e neanche una app dedicata a questo, a parte forse Drafts 4 che è limitata solo all'iPhone e all'iPad (la vecchia versione, perché non ho voglia di pagare un abbonamento per quella nuova, che funziona anche su Mac). Per questo sto dando una occhiata a Tot sul Mac (opens new window), prodotto da The Icon Factory. La versione iOS è decisamente costosa. Vedremo come mi trovo. Per adesso le perplessità sono molte e sto per lasciarla perdere.
L'alternativa che porto avanti da tempo è lavorare con il markdown (opens new window) e iA Writer (opens new window) su macOS (su iOS continuo ad alternarlo con 1Writer (opens new window)). Su Mac è di grande aiuto Marked 2 (opens new window), che è sostanzialmente una versione con interfaccia grafica e facile da usare di pandoc (opens new window). Estremamente utile con il markdown anche perché può funzionare da anteprima "live" di quello a cui si sta lavorando.
Invece, da un paio di anni utilizzo sempre meno Scrivener (opens new window), anche perché non mi è più capitato di seguire progetti molto lunghi. Peccato perché anche per gestire ad esempio degli appunti strutturati è estremamente pratico. Oltre che per i miei libri l'ho usato come piattaforma di scrittura degli articoli per varie testate e mi sono trovato molto bene. Sono passato al markdown soprattutto per la frustrazione del ritardo (cinque anni!) nel realizzare la versione per iPad. Ho detto a me stesso: mai più finirò nella trappola di uno strumento proprietario, voglio sempre avere l'alternativa.
Se cominciassi adesso e volessi un ambiente proprietario ma da cui si può esportare più facilmente, probabilmente userei ancora di più e ancora meglio le Note di Apple (opens new window).
Sempre in tema di strumenti, sto provando a vedere come mi trovo (di nuovo) con Spark (opens new window), che è un client di posta sia macOS che iOS ben fatto, "bravo" a separare i differenti tipi di email, e soprattutto leggero (su Mac non scarica tutta la posta ma tiene la cache di pochi giorni, il resto rimane tutto nel cloud) e più veloce di Mail di Apple nella gestione della posta di Gmail.
Queste sono solo le prime considerazioni: sto cominciando adesso e dovrò andare molto avanti, anche perché si avvicina il momento del cambio del computer (momento sempre traumatico per chi come me soffre di indecisite cronica).
In breve
La storia della Heady Topper (opens new window), una delle birre artigianali doppia IPA più amata negli Usa: nata in una cittadina del Vermont, è famosa perché è così difficile arrivarci che berla diventa ancora più preziosa per chi si avventura fin là anche solo per assaggiarla. Io andrei, e voi?
Internazionale, passando attraverso la farsa dei "congiunti" inventata dal nostro Governo (Zerocalcare con questo episodio di Rebibbia Quarantine è stupendo (opens new window): "se guarite è merito nostro, se vi ammalate è colpa vostra") si chiede se non dovremmo ricominciare dall'iperfamiglia (opens new window). Cioè da un'idea diversa di come si sta assieme. Perché, forse non ve ne siete accorti, ma la quarantena ha reso finalmente impossibile ignorare che il nostro Paese è dolorosamente e gioiosamente diverso da come ce lo raccontano tradizionalmente le istituzioni laiche e religiose.
Sono passato per venti anni davanti a questo negozio di dischi (quelli che voi giovani chiamate "vinili") di San Francisco, e praticamente non mi ero quasi neanche accorto che esistesse. La storia di Groove (opens new window) però è interessante e viene voglia, la prossima volta che sono in città, di andarli a trovare. Ma non vorrei comprarmi "un vinile". Di solito compro cd usati da Amoeba (opens new window), che è la mia vera debolezza in questo settore (e dopo, un hamburger da Magnolia (opens new window), se proprio vi interessa). E quando ci sono, visto che è più o meno in zona, vado anche a comprarmi qualche libro da accumulare per la pigna Tsundoku accanto al comodino: la destinazione ideale è Green Apple Books (opens new window) (bella questa storia letteralmente attorno al negozio (opens new window)).
Se per caso usate i3wm (opens new window) e Polybar (opens new window) (dovreste, e non fatevi fregare da Sway (opens new window)), qui c'è una raccolta di una ventina di temi per Polybar (opens new window), alcuni non male.
Matheminecraft (opens new window) è l'idea di un matematico che ha sviluppato una variante di gioco su Minecraft per insegnare la matematica. E la cosa sorprendente è che è doppiamente divertente (opens new window) (perché anche la matematica è divertente).
Se vivete con l'ansia da autocertificazione, sappiate che il buon dottore aveva già pensato a tutto questo (e molto altro). Nella serie Doctor Who infatti c'è un fantastico gadget che si chiama Psychic paper (opens new window). Meraviglioso. (Il link a cosa sia Doctor Who non ve lo metto per non offendere la vostra intelligenza. Vero?)
C'è questo lungo articolo del New Yorker (ma dai?) che getta un po' di luce su un aspetto (opens new window) della base elettorale di Donald Trump che non è stato molto compreso finora. E che rischierà di passare nel dimenticatoio, quando tutto questo sarà finito.
"Abbiamo visto due anni di trasformazione digitale compressa in due mesi" ha detto il ceo di Microsoft, Satya Nadella. Qui Om Malik (opens new window) (personaggio complicato, capace e vanesio (opens new window) al tempo stesso) approfondisce osservando che in effetti "è accaduto l'inevitabile".
La storia delle origini (opens new window) del noir scandinavo è fantastica: contraddice completamente la ricetta commerciale americana (ma che era già dei feuilleton francesi e britannici) che vuole azione in ogni pagina. Invece, qui si vaga in cerca di senso o forse anche solo per la ricreazione che far flanella in un mondo fantastico con un vago scopo all'orizzonte porta con sé.
La storia forse più completa (opens new window) di come sia stato possibile fare l'impossibile: il reverse engineering di Mario 64, riprogrammato da zero per Pc. Una capacità tecnologica pazzesca, un risultato ragguardevole, un capolavoro dell'intrattenimento videoludico (che da questo numero di Mostly Weekly fa capolino nella sezione finale Tsundoku).

Please, relax ~ Foto © Antonio Dini
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TSUNDOKU REGULAR
Perché, quando si comprano libri e non si leggono ma si accumulano e basta, c'è una parola (giapponese) per dirlo
Adorare Aten. Testi dalla corte del faraone Akhenaten (opens new window) a cura di Marco Zecchi. Ok, non è uno scherzo. Anzi, è un libro perfetto da comprare e poi contemplare. Perché l'eresia monoteista del XIV secolo avanti Cristo è l'inizio di moltissimo. Anzi forse di tutto, secondo l'interpretazione delle successive religioni monoteiste del Libro. Il culto del dio del sole Aten però non è solo archeologia o materia per qualche ridicola teoria del complotto (o meglio ancora per film (opens new window) e romanzi d'intrattenimento (opens new window)). Piuttosto, è poesia antica e straordinaria, a saperne ricostruire per quanto possibile il contesto e assaporare i significati così remoti da noi, ma sempre trascendentemente umani.
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TSUNDOKU LIVE
Giusto quel paio di vecchi classici che vale la pena ascoltare ancora
Crosby Stills Nash & Young - VH1 Legends Documentary (opens new window) perché bisogna documentarsi sulle leggende e imparare i caposaldi della storia. In questo caso, i quattro moschettieri del rock americano, un fenomeno non altrettanto apprezzato in Europa. Il documentario di VH1 è del 2000 e spacca di brutto, a mio avviso. Avercene.
Instagram Live (opens new window) di Tommy Emmanuel: inizia così, presentandosi come "un chitarrista australiano", lui che è una leggenda vivente. Chiuso in casa per la pandemia, ci regala questa e una serie di altre serate di chitarra acustica, che non a torto è stata definita "una piccola orchestra, ogni corda è un colore, una voce differente". Alla grande.
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TSUNDOKU POETRY ROOM
La stanza della poesia di Mostly Weekly
Cedi la strada agli alberi (opens new window) di Franco Arminio è una raccolta di poesie d'amore e di terra di un poeta particolare, un tempo bravo poeta narratore dei paesi spopolati del Sud, nato a Bisaccia, oggi è diventato il Maurizio Mosca della poesia: quello che dava 400 movimenti di calciomercato e, se se ne verificava uno, diceva "Avete visto? So tutto di tutti". Arminio scrive tante cose, molte belle, molte buone, altre ovvie, altre banali. Soprattutto, tante. Perché così aumenta la superficie esposta e di conseguenza il successo. Comunque, nelle presentazioni spacca. E oggi alla fine conta soprattutto questo: la superficie esposta.
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LUDOLOGIA
Mario Kart 8 Deluxe (opens new window), Nintendo Switch è quello che ti puoi aspettare: un capolavoro. La cosa che stupisce di più è la capacità di essere coerenti con la formula originale. La serie di Mario Kart è nata nel 1992 per lo SNES, la console 16 bit di Nintendo, con la regia di Shigeru Miyamoto (il papà di Mario) e poi è diventata un appuntamento fisso per tutte le successive console videoludiche di Nintendo. La meccanica del gioco non potrebbe essere più semplice e la resa più spettacolare. Soprattutto, non c'è stata una evoluzione nella direzione verso la quale di solito adesso vanno i giochi di corse: milioni di configurazioni, add-on, level-up, acquisti in-app e via dicendo. Invece no, dopotutto è "solo" un gioco di go-kart. Così, Super Mario Kart è rimasto estremamente scorrevole, è quasi una esperienza mistica, dà forte dipendenza, è graficamente sempre più sorprendente pur rimanendo sostanzialmente lo stesso gioco di 28 anni fa. E i suoi livelli sono meravigliosi: alcune volte viene voglia di correre solo per vedere i suoi mondi surreali e sorprendenti. Secondo me c'è poco da fare, è questa la vera killer application della Switch di Nintendo. Quella da giocare fino a che non vengono le bolle ai pollici.
I link non hanno alcuna affiliazione, puntano solo all'oggetto culturale citato.
Se mai scriverò la mia autobiografia, la intitolerò: "This Took a Lot Longer Than I Thought It Would"
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