[Mostly Weekly ~400]
La fatica di pensare (E di scrivere no?)
A cura di Antonio Dini
Numero 400 ~ 1 novembre 2026
Archivio: antoniodini.com/archivio/
Per iscriversi: antoniodini.com/iscrizione/
Ci siamo: numero tondo. Di solito si festeggia o si fa qualcosa di speciale ma noi qui di Mostly Weekly, la newsletter settimanale che esce quando è pronta, siccome la realizziamo a mano ed è piena di refusi ma priva di algoritmi (almeno quello), non ci lasciamo impressionare. Siamo gente concreta, noi. Festeggeremo più avanti, se ce ne ricorderemo.
Intanti, se ve ne ricorderete, potete sostenere Mostly Weekly donando su PayPal (opens new window) in modalità Amici (è una donazione, dopotutto, non una compravendita). In alternativa, sentitevi liberi di festeggiare con le persone a voi più care.
Intanto, buona lettura.

Tutto ruota intorno al sesso. Tranne il sesso. Il sesso ruota intorno al potere
– Frank Underwood, House of Cards, Stagione 2
Editoriale
iPhone Duo
Sono ipnotizzato dai video e dai post sull'iPhone Duo. Sono andato a vederlo, a giocarci, a toccarlo. Ne ho letto e in parte ne ho anche scritto oltre che parlato ad esempio qui con Jaki e Riccardo Giraldi (opens new window). Cosa ne penso? La risposta semplice è che non lo so. A differenza di molti che hanno un giudizio anche senza usarlo, secondo me il ragionamento segue questa linea: informazioni, opinione, uso, giudizio.
In Italia l'iPhone Duo parte da 2369 euro per il taglio da 256 gigabyte e arriva a 3869 euro con 2 terabyte; negli Stati Uniti si comincia da 1999 dollari, settecento in più dell'iPhone 18 Pro Max. Chiuso ha uno schermo da 5,4 pollici, aperto da 7,6, e pesa 254 grammi, cinque più del Pro Max. È un telefono che diventa un piccolo tablet e costa indubitabilmente caro.
La domanda secondo me utile è chiedersi a cosa serva e come vada a prescindere dal prezzo. Lo schermo interno ha un rivestimento che nella maggior parte delle prove nasconde la piega nell'uso quotidiano; il chip A20 Pro; la resistenza all'acqua IP68; la possibilità di tenere due app affiancate; il supporto all'Apple Pencil. Ci sono delle rinunce, almeno per alcuni: manca il teleobiettivo; il Touch ID prende il posto del Face ID; l'autonomia dichiarata è inferiore a quella dei modelli Pro; molte app di terze parti non sono ancora adattate alla forma nuova. Se costasse quanto un iPhone 18 Pro Max, che senso avrebbe? A chi servirebbe?
Il Duo è pensato per chi legge, scrive o lavora con due finestre aperte, e meno per chi sceglie un iPhone per la fotocamera. Alcuni consigliano di aspettare la seconda generazione. Un segnale di cautela viene da Apple stessa: c'è un problema allo schermo interno di un piccolo numero di esemplari che vengono sostituiti gratuitamente.
Vale la pena?
Importante
La fatica
Alla Conferenza sulla modellazione del linguaggio (opens new window) è stato presentato uno studio con un titolo intrigante: AI Assistance Reduces Persistence and Hurts Independent Performance (opens new window), firmato da Grace Liu della Carnegie Mellon University, Brian Christian di Berkeley e altri tre ricercatori. In tre esperimenti, con oltre mille partecipanti reclutati online, a una metà dei volontari è stato dato un assistente basato su GPT-5 per risolvere problemi di frazioni o domande di comprensione del testo tratte dal SAT, il test di ammissione alle università americane. L'altra metà lavorava da sola. Poi l'assistente è stato tolto senza preavviso, per tre problemi finali. Nel primo esperimento il gruppo che aveva usato l'intelligenza artificiale ha risolto il 57 per cento dei problemi contro il 73 del gruppo di controllo, e ne ha saltati il 20 per cento contro l'11.
Cal Newport, che da anni scrive di tecnologia e capacità cognitive, commentando lo studio sul suo blog (opens new window) osserva soprattutto la velocità del fenomeno. Gli effetti dello smartphone sulla concentrazione hanno impiegato anni per comparire nei dati, quelli del chatbot si vedono dopo una sessione di dieci-quindici minuti. La sua tesi, ripetuta da tempo, è che una vita senza pensiero prolungato e deliberato si impoverisce, perché è con quello sforzo che si dà senso a sé stessi e al mondo. Il comunicato dell'università di Berkeley, che Newport cita, la mette così: quando una risposta arriva in pochi secondi, tutto ciò che richiede più tempo comincia a sembrare inefficiente.
Lo studio contiene anche un dettaglio da tenere a mente. Nel secondo esperimento la differenza nei problemi saltati non è risultata significativa sul gruppo intero. Secondo gli autori, dipende da come l'assistente è stato usato: chi chiedeva direttamente le risposte, il 61 per cento del gruppo, ha risolto meno problemi e ne ha saltati di più, mentre chi chiedeva suggerimenti non ha mostrato lo stesso calo. I ricercatori precisano che questa analisi non dimostra un rapporto di causazione né si sa quanto durino gli effetti, perché il test è avvenuto subito dopo la rimozione dell'assistente.
Italiana
Mantova
Gianluca Diegoli ha una sua newsletter (e chi non ce l'ha oggigiorno, scrisse lui sulla sua newsletter) nella quale ci regala perle come questo articolo (opens new window) sul festival letterario di Mantova. È un punto di vista marketing (Gianluca di questo si occupa: vede chiodi ovunque perché vende martelli) ma è divertente nonetheless. A me viene in mente che dovrei sbrigarmi a scrivere un libro, così posso divertirmi a presentarlo qua e là. Ma su che cosa? Se avete idee, scrivetemele.

Multimedia
Ho sposato una strega
Come la musica e i libri, anche i film e i telefilm sono elementi puntuali definiti dall'incontro fra una traiettoria culturale da un lato e l'arco della nostra vita. Quando li incontriamo, quanto li apprezziamo. Tuttavia, hanno anche una storia loro ovviamente. Ad esempio, alla fine di ottobre del 1942 usciva negli Stati Uniti Ho sposato una strega (opens new window) (trailer (opens new window)), prodotto e diretto da René Clair, con Fredric March, Veronica Lake, Cecil Kellaway, Robert Benchley e Susan Hayward. La sceneggiatura di Robert Pirosh e Marc Connelly derivava dal romanzo The Passionate Witch (opens new window), che Thorne Smith aveva cominciato e che Norman H. Matson portò a termine dopo la morte dell'autore. Clair, però, non era il produttore previsto, e Pirosh e Connelly non erano gli sceneggiatori di partenza.
Il progetto era di Preston Sturges, reduce dal successo di I dimenticati (Sullivan's Travels (opens new window), 1941), e cercava un altro film per Veronica Lake e Joel McCrea. Sturges vedeva in loro una coppia da schermo, e pensava che la frangia di lei sull'occhio, adatta alla strega del romanzo, avrebbe richiamato il pubblico. McCrea rifiutò: dubitava del talento di Lake e sopportava male la sua scarsa serietà sul set. Arrivò Fredric March, che non la amava più di lui, e il sentimento era reciproco. In una scena March doveva sollevarla tra le braccia, e Lake nascose sotto la gonna una zavorra da quaranta libbre, circa diciotto chili. Gli tirava anche calci all'inguine, ogni volta "per caso". Intanto Dalton Trumbo, ingaggiato per scrivere il film, aveva litigato con Sturges e se n'era andato, e di lì a poco Sturges litigò con Clair e lasciò a sua volta.
Il risultato? Un disastro? No: come nella migliore tradizione del teatro e del cinema, fu un film divertente, e la pettinatura di Lake finì nella pubblicità e portò davvero gente in sala. La serie televisiva Vita da strega (opens new window) (Bewitched (opens new window)), in onda dal 1964 al 1972, ne fu in parte ispirata. Da noi ebbe più successo I Dream of Jeannie (opens new window), Strega per amore (opens new window) anche perché era a colori.
Tsundoku
Taiwan Travelogue
Lo sto leggendo in inglese, nella traduzione di Lin King, e per adesso ha l'andamento di un manga: due ragazze, viaggi in treno, riso con maiale brasato e tè al melone invernale descritti come se fosse uno di quei fumetti di genere nel genere. E qui il genere è gastronomico. Eppure Taiwan Travelogue (opens new window) di Yáng Shuāng-zǐ ha vinto il 19 maggio 2026 l'International Booker Prize, il primo assegnato a un libro tradotto dal mandarino, con un premio di cinquantamila sterline diviso a metà tra l'autrice e la traduttrice. In Italia lo pubblica Fazi a inizio 2027, nella traduzione di Silvia Pozzi, che lavora direttamente dal cinese.
La storia comincia nel maggio del 1938. Aoyama Chizuko, giovane giapponese di Nagasaki, sbarca a Taiwan, che allora era una colonia del Giappone (1895-1945), invitata dal governo ma interessata soltanto a vedere l'isola "vera" e soprattutto a mangiare, con un appetito che la precede. Le assegnano un'interprete taiwanese ancora più giovane, Chizuru, colta, meticolosa e cuoca eccezionale, e Chizuko se ne infatua mentre l'altra tiene le distanze. Capite perché sembra un manga? Poi c'è la cornice letteraria: il libro si presenta come la traduzione riscoperta di un diario di viaggio scritto in giapponese, e le introduzioni, le note e le postfazioni, firmate da traduttori veri e immaginari, aggiungono ai due personaggi un secondo livello di lettura.
Yáng Shuāng-zǐ, taiwanese, scrive romanzi, saggi e critica letteraria, e anche manga e sceneggiature per videogiochi: la mia impressione di partenza potrebbe essere fondata. Vado avanti guardando che cosa fa l'apparato di note, che in un manga non si trova, alla narrazione. La presidente della giuria, Natasha Brown, ha definito il libro come un romanzo d'amore e un romanzo postcoloniale. Uscito nel 2020, aveva già vinto a Taiwan il Golden Tripod Award, il massimo riconoscimento letterario dell'isola, e negli Stati Uniti il National Book Award per la letteratura in traduzione nel 2024. Quindi sono solo io che lo trovo medio?
Coffee break
Mostly Weekly è una newsletter libera e gratuita per tutti. Se volete supportare il tempo che passo a raccogliere e scrivere le notizie, potete fare una piccola donazione su PayPal (opens new window) in modalità amici e parenti (che detto così sembra quasi un "in alto le mani, questa è una rapina", però vabbè ci siamo capiti).
Money quote
Questa è la vera gioia della vita: sentirsi al servizio di uno scopo che noi stessi riconosciamo come grande; essere una forza della natura, anziché un piccolo, febbricitante e meschino ammasso di malanni e risentimenti, sempre pronto a lamentarsi perché il mondo non si dedica interamente a renderci felici.
Sono convinto che la mia vita appartenga all'intera comunità e che, finché vivrò, sarà mio privilegio fare per essa tutto ciò che mi è possibile.
Voglio arrivare alla morte completamente consumato, perché più duramente lavoro, più intensamente vivo. Amo la vita per se stessa. Per me la vita non è una «candela destinata a spegnersi in fretta». È piuttosto una magnifica fiaccola che per un momento ho avuto tra le mani, e voglio farla ardere con la massima intensità possibile prima di consegnarla alle generazioni future.
– George Bernard Shaw
Al-Khwarizmi
Il senso dell'AI per il codice
Ci sono due cose che stanno succedendo nell'ambito del software. Una è l'esplosione di app e tool creati con l'aiuto dell'AI da parte degli sviluppatori esperti che finalmente hanno tempo libero, dall'altra l'esplosione di vulnerabilità e patch e attacchi causati dall'uso dell'AI per la verifica del codice esistente. Ci sono montagne di codice, spesso molto vecchie, dentro le quali si possono trovare possibili vulnerabilità. Molte delle quali non sono semplici bug ma combinazioni di combinazioni di azioni che portano a comportamenti che in determinati contesti possono permettere di attivare altri comportamenti non previsti. La cybersecurity è una disciplina affascinante. Tutto questo perché alle AI viene bene la matematica e viene facile l'informatica. Qui di seguito un po' di cose che, secondo me, senza Claude non sarebbero mai state fatte.
MacDirStat
MacDirStat (opens new window) è un analizzatore di spazio su disco gratuito e open source per macOS. Scansiona il Mac e disegna ogni file come una mappa ad albero con codice colore, in modo da poter vedere cosa sta occupando spazio e quindi se volete, facilitare il modo per liberare spazio.
Spencer
Spencer (opens new window) è un gestore di finestre per macOS. Magnet (opens new window), Rectangle (opens new window): fanno scattare le finestre in posizione. Spencer non fa scattare. Salva le finestre esattamente così come sono e le rimette dopo un riavvio, una modifica del display. Lattix (opens new window), Layoutish (opens new window), ShiftPlus (opens new window): funzionano con Spaces (opens new window), ma non possono spostare una finestra aperta tra Spaces sullo stesso display. Se l'app è già in esecuzione, devono uscire e riavviarla. Spencer sposta le finestre che hai già aperto. AeroSpace (opens new window), FlashSpace (opens new window): sostituiscono macOS Spaces nativi con i propri spazi di lavoro. Spencer invece lavora con gli spazi nativi, quelli che già vengono usati.
nvALT
La storia è un po' complessa ma affascinante. Intanto che aspettiamo nvUltra (opens new window), il prossimo livello della app per gli appunti di Brett Terpstra e Fletcher Penney, nvALT (opens new window), che a sua volta è lo spin-off di Notational Velocity (opens new window) (la vecchia app di Zachary Schneirov), è stata aggiornata alla versione 3 grazie alla AI che rende facile facile farlo. A cosa servono tutte queste app? È una lunga tradizione, un po' estrema ma che sopravvive e si sta aggiornando al markdown, per scrivere e cercare istantaneamente le note con la sola tastiera. È un genere tutto suo (opens new window), come dicevo.
wander
Questo invece è nato e cresciuto (poco, è ancora giovane) totalmente con l'AI. Si tratta di wander (opens new window), l'editor di markdown che è "vostro", nel senso che fa "local first" e non mette in cloud di nessuno. Carino molto, però anche un po' inutile. Da tenere d'occhio se prende fuoco iA Writer. Ah, la cosa antipatica: si paga per usare il cloud (pensa te).
TMOG
L'autore di Task Manager per Windows è tornato dopo 30 anni e ha scritto tre app native per sapere quale app sta consumando troppe risorse su Windows, macOS e Linux. Si chiama TMOG (opens new window) e non serve usare la riga di comando. Gratuita, poi c'è la versione a pagamento pro. Il tizio si chiama Dave Plummer (c'è anche la foto, tipo biglietto da visita dell'agenzia immobiliare).
Rencal
Un calendario "per hackers". Rencal (opens new window) è una applicazione da scrivania, non da riga di comando, che a quanto pare usa un concetto di base molto interessante: il calendario non è dentro un db ma è dentro una cartella. Sono tonnellate di microscopici file di testo che vengono letti e interpretati. In questo modo non solo condividere diventa facile, ma anche agganciarci i soliti agenti per fargli fare cose sul calendario. Non serve un server MCP, per dire. Per Mac e per Linux (opens new window). Sempre nel filone, ma più tradizionale, Calcure (opens new window), parte invece di una suite per riga di comando.

La coda lunga
Le regole scritte sui muri
Una cosa più seria delle altre. Nella campagna Laws Under Attack il Comitato internazionale della Croce rossa ha scritto le Convenzioni di Ginevra parola per parola sui muri di ospedali bombardati e sulle fiancate di ambulanze danneggiate. L'idea è che il danno diventi il supporto di un testo che esiste da settantasette anni per dire una cosa apparentemente molto semplice: chi cura i feriti non si colpisce. Che serva ripeterlo con la vernice è il presupposto di un problema più ampio.
L'intervista che Mirjana Spoljaric, presidente del CICR, ha dato a Lulu Garcia-Navarro per The Interview (opens new window), il podcast del New York Times, parte da questo concetto. Spoljaric si fa intervistare molto raramente. Lo ha fatto questa volta perché ha un messaggio preciso: viviamo in un decennio di guerra, e proprio per questo le regole della guerra vanno capite e rispettate, perché i trattati sono nati per tempi come questi. È il sistema operativo minimo dell'umanità: le poche regole che devono reggere anche quando la cooperazione si rompe.
Le quattro Convenzioni furono firmate il 12 agosto 1949, quattro anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il CICR esisteva già dal 1863. Spoljaric ha detto in un'altra occasione che oggi trattati simili non si riuscirebbero più a scrivere: il testo che abbiamo è il prodotto di una congiuntura irripetibile.
Il 7 gennaio 2026 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un memorandum che ordina il ritiro da sessantasei organizzazioni, trentuno delle quali sono entità dell'Onu, l'Organizzazione delle Nazioni Unite. Nell'elenco compaiono la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici e il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, cioè la cornice del negoziato e l'organismo che gli fornisce i dati. Compare anche l'ufficio dell'Onu che si occupa dei bambini nei conflitti armati.
Nessuna di queste istituzioni viene abolita: restano in piedi, con meno fondi e un posto vuoto al tavolo. La Corte penale internazionale (CPI) è stata colpita nelle persone: le sanzioni americane ai giudici dopo il mandato d'arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, poi, il 18 agosto 2026, quelle alla presidente della Corte, la giapponese Tomoko Akane, e a un avvocato della procura, il senegalese Abdoulaye Seye. Né gli Stati Uniti né Israele aderiscono allo Statuto di Roma, e la Corte ha risposto che sanzionare chi applica il diritto mette a rischio l'ordine giuridico internazionale.
Spoljaric paragona l'erosione del diritto umanitario a un fallimento: succede prima poco alla volta, poi tutto insieme. In Fiesta di Ernest Hemingway è la risposta di Mike a chi gli chiede come sia andato in rovina. La tragedia è tutta nella prima parte, quella in cui nessuno si accorge di niente. Il CICR è in contatto con duecento parti in conflitto, ma sempre più spesso gli viene negato perfino di visitare i prigionieri di guerra, che è il compito per cui è stato fondato. La sua utilità dipende dalla neutralità e dalla riservatezza, e Spoljaric ha ribadito nell'intervista che gli incontri con le parti in guerra devono restare confidenziali.
Ma non si arrende. Nel 2024 il CICR ha lanciato con Brasile, Cina, Francia, Giordania, Kazakistan e Sudafrica un'iniziativa globale per riportare il diritto umanitario tra le priorità dei governi, che dovrebbe arrivare a un incontro di alto livello nel 2026 intitolato Upholding Humanity in War. Che Cina e Francia, Brasile e Sudafrica siedano sullo stesso foglio indica che l'interesse a un minimo di regole comuni attraversa ancora gli schieramenti.
Il 24 giugno 2026 tre giudici della CPI, la canadese Kimberly Prost, la ugandese Solomy Balungi Bossa e la beninese Reine Alapini-Gansou, hanno fatto causa a Trump davanti a un tribunale federale di Manhattan. Nell'atto ci sono tutte le forme che la stampa chiama "bullismo": conti bloccati, assicurazioni sanitarie che non ci sono più e via dicendo. L'urgenza di studiare la storia è sempre più grande.

Un uomo deve amare molto una cosa se la pratica senza alcuna speranza di fama o di denaro, ma anche se la pratica senza alcuna speranza di farla bene. Un uomo del genere deve amare le fatiche del lavoro più di quanto qualsiasi altro uomo possa amare le ricompense che ne derivano
– G.K. Chesterton
END
Ti è piaciuta? Inoltrala a chi potrebbe essere interessato
Se l'hai ricevuta, puoi iscriverti qui
L'archivio dei numeri passati invece è qui
Se vuoi contribuire al futuro di Mostly Weekly, puoi fare una piccola donazione usando PayPal (opens new window) modalità Amici
Buona domenica!