[Mostly Weekly ~389]

Edizione speciale per Ferragosto


A cura di Antonio Dini
Numero 389 ~ 16 agosto 2026

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Turista fai da te
Turista fai da te ~ Foto © Antonio Dini


Prima di tutto, dimentica l'ispirazione. L'abitudine è più affidabile. Ti sosterrà che tu sia ispirato o meno. Ti aiuterà a portare a termine le tue storie e a rifinirle. L'ispirazione no. L'abitudine è la perseveranza nella pratica
– Octavia Butler, Furor Scribendi




Editoriale

Anto', fa caldo
Prima di tutto, il clima. È indubitabile che faccia caldo. Sto scrivendo questo editoriale da un posto sperduto sull'Appennino, nel cuore della Lunigiana, dove il telefono non prende, dove si andava per stare al fresco ma dove quest'anno nonostante tutto fa un gran caldo.

È un posto in cui si va per sottrazioni: se il telefono non prende, se il bar non c'è, se la strada fatta di tornanti possiamo lasciarla perdere, se le case del borgo hanno le porte aperte e i ragazzini giocano nella piazza dove spontaneamente le auto non possono circolare, cosa resta del ritmo asfissiante del resto dell'anno? Ci si annoia, si legge e si scrive, si passa un sacco di tempo a parlare con gli altri, bevendo pessimo vino bianco freddissimo tagliato con l'Aperol e giocando a stupirsi per chi la conta più grossa, gli uomini di qua, le donne di là e i ragazzini a giocare chissà dove.

Già, i ragazzini. Li perdi di vista, si annoiano, giocano in continuazione, addirittura si mettono a fare i compiti quando fuori è troppo caldo.

Già, il caldo. Fa veramente molto caldo. Probabilmente troppo. Non è che non ci siano state le punte di caldo anche prima, è la temperatura sostenuta che crea problemi (opens new window) al cuore, ai polmoni, agli altri organi interni, al cervello.

Dopo Ferragosto dovrebbe finire, pare. Poi forse pioverà. Farà più fresco. E poi torneremo in città e ci metteremo tutti a correre a destra e a sinistra, a riempirci le agende di cose da fare, mail a cui rispondere, fascicoli da chiudere, progetti da aprire, documenti da compilare.

Così va la vita.




Importante

Il miglior computer che non ho mai provato
Il MacBook Neo è arrivato a inizio anno con una promessa unica: un Mac a prezzi accessibili, con appena 8 gigabyte di RAM. Chi si è avvicinato perplesso, scettico o addirittura negativo ha dovuto ricredersi. Funziona molto bene. In parte perché la realtà è che i computer potenti alla maggior parte della gente non servono. E in parte perché l'A18 Pro con la sua memoria unificata funziona in modo diverso dai PC: gli stessi 8 gigabyte, su questa architettura, vanno molto più lontano. Il Neo ha già dimostrato di gestire il montaggio video in 4K e 59 schede Chrome aperte in simultanea, che comunque non è esattamente il profilo di una macchina da ufficio. Per chi scrive, comunica, elabora foto e segue un flusso di lavoro normale, è già più che sufficiente.

Il problema noto è uno: 8 gigabyte cominciano a stringere quando si parla di AI locale. macOS 27 avrà funzionalità che richiedono almeno 12 gigabyte per girare, e il Neo attuale rimane fuori. Secondo le indiscrezioni riportate da 9to5Mac (opens new window), il MacBook Neo 2 potrebbe arrivare nel 2027 con chip A19 Pro e 12 gigabyte di RAM, il 50% in più rispetto al modello attuale. Attenzione, non sarà un aggiornamento di routine. Apple ha costruito il Neo come porta d'ingresso alla propria piattaforma, e con la seconda versione quella porta si spalanca per non escludere nessuno. Come giornalista specializzato dovrei provare prima il vecchio e poi il nuovo, vedere di prima mano se funziona e quali sono le differenze. Non c'è stata l'occasione e non so neanche se ci sarà per il nuovo; è un peccato.


Italiana

Teorico vs teoretico
Potremmo chiamarla una storia tutta italiana. Parto da lontano. Chi ha frequentato un corso di laurea umanistico in Italia ricorda il momento in cui si trova a frequentare il corso di "filosofia teoretica" e qualcuno si chiede se non sia un clamoroso errore d'italiano. Cos'è "teoretico"? Vuol dire "teorico"? Non è un errore e, in italiano, non vuol dire "teorico". Il piccolo nerd dentro di me ricorda che fino alla riforma del 2024 il settore scientifico-disciplinare si chiamava M-FIL/01, "Filosofia teoretica"; oggi è PHIL-01/A. Il punto interessante è che questa distinzione l'italiano la porta avanti praticamente da solo nel panorama europeo; in inglese, francese e tedesco c'è sostanzialmente una parola sola: theoretical, in francese théorique, in tedesco theoretisch.

Teorico e teoretico, dunque. Entrambe le parole discendono dallo stesso aggettivo greco, θεωρητικός (theōrētikós), con cui Aristotele designava le scienze della conoscenza pura: quelle che non producono azione né manufatto, ma contemplano il reale per il solo gusto di capirlo. Il greco, quindi, aveva un solo termine. Il latino però ne ha ereditati due, thèoricus e theorèticus, che tuttavia venivano usati come varianti stilistiche intercambiabili, senza differenza semantica rilevante. In parole povere erano sinonimi.

La biforcazione che percepiamo oggi (opens new window) è un'invenzione della tradizione filosofica italiana: teorico è diventato il termine generico per tutto ciò che non è pratico o sperimentale; teoretico il termine tecnico riservato alla riflessione speculativa autotelica (opens new window), nel senso aristotelico preciso: quella conoscenza che si giustifica da sola, senza dover rendere conto a nessuna applicazione.

Il paradosso è che l'italiano questa distinzione l'ha costruita, non l'ha ereditata dall'antichità. I greci non la facevano, i latini non la facevano, e non la fa nessuna delle principali lingue europee moderne. La differenza tra teorico e teoretico è una creazione della filosofia accademica italiana, che ha usato materiali antichi per nominare qualcosa che gli antichi a quanto pare non avevano bisogno di nominare in modo separato.

E crea anche non poca confusione. Perché teoretica è solo la filosofia come disciplina universitaria, non la fisica o la matematica (perlomeno, se si rispetta la forma che noi stessi ci siamo autoimposti). Ma in inglese, la lingua franca della ricerca (ma è lo stesso anche in tedesco), fisica teorica e matematica teorica si chiamano theoretical physics e theoretical mathematics. Con il risultato che, essendoci entrambe le parole in italiano, sempre più spesso anche in ambito accademico c'è chi menziona la "fisica teoretica (opens new window)" e la "matematica teoretica (opens new window)" (e lo stesso vale per le altre discipline "teoriche").



Agosto mio
Agosto mio ~ Foto © Antonio Dini

Multimedia

James Bond
Ci siamo, è arrivato il momento, Il prossimo James Bond (opens new window) potrebbe avere meno di trent'anni. A quanto pare stanno scegliendo i candidati: se ne occupa Amy Pascal, produttrice della nuova fase della saga (che è passata ad Amazon con l'acquisto della casa di produzione (opens new window)) insieme a David Heyman. I due hanno dichiarato a Deadline che il nome del successore di Daniel Craig potrebbe essere annunciato entro la fine dell'anno. Succedere a Craig, dice Pascal, esige qualcosa di davvero diverso e originale.

Ecco dunque i candidati (con una sorpresa alla fine). I tre più accreditati secondo le indiscrezioni di Variety sono: Jacob Elordi (opens new window), australiano noto per Euphoria (opens new window) e collaborazioni con Sofia Coppola e Paul Schrader; Harris Dickinson (opens new window), visto in Triangle of Sadness (opens new window) di Ruben Östlund; il prezzemolino miliardario Tom Holland (opens new window), il cui coinvolgimento resta complicato dagli impegni contrattuali con Marvel. Ovviamente la produzione non esclude di puntare su un volto ancora sconosciuto al grande pubblico, per tenersi tutte le opzioni aperte. Tanto poi ci racconteranno la storia della scelta come se fosse un racconto delle origini (se il film andrà bene). La sorpresa positiva alla fine: la conferma di Denis Villeneuve (opens new window) alla regia. Villeneuve è per molti "il regista che non ne sbaglia una". Speriamo, ce n'è bisogno. Intanto Adelphi deve tradurre e stampare (opens new window) gli ultimi due volumi della serie (lo dico da ossessionato). Craig aveva chiuso con No Time to Die (opens new window) nel 2021.


Tsundoku

Il doppio come specchio
La letteratura ha un'ossessione antica per il doppio. Dal Sosia (opens new window) di Dostoevskij (1846) a Stevenson e il suo Jekyll e Hyde (opens new window) (1886), da Borges ai romanzi di Philip K. Dick, il doppelgänger è il dispositivo con cui ogni epoca affronta la domanda più difficile: cosa rimane di noi se togliamo la continuità del tempo vissuto? Il doppio non è mai soltanto un trucco narrativo: è una macchina filosofica per scomporre l'identità. Qual è il nostro fabbricante di miti di oggi? Ci è toccato in sorte Hervé Le Tellier (opens new window) che porta questa tradizione nel ventunesimo secolo con gli strumenti dell'Oulipo: non il sogno o il sortilegio gotico, ma un meccanismo logico, preciso, laico. Il risultato è una domanda senza risposta rassicurante: se esistesse una copia di te che ha vissuto tre mesi diversi dai tuoi, quale dei due saresti davvero? Il libro è uscito in Italia pochi anni fa: L'anomalia (opens new window).


Coffee break

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Money quote

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(...)

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I dettagli sui meccanismi di rilevamento saranno condivisi nella documentazione tecnica di prossima pubblicazione.

– Anthropic, Claude Support (opens new window)




Al-Khwarizmi

Il centro della vita digitale
Come avrete notato, siamo tutti fuori di testa per l'intelligenza artificiale. La cosa ha più risvolti (dal direttore di giornale invasato che parla alla radio svizzera alla bolla speculativa in finanza) tra i quali uno mi pare singolare e non ne ho mai scritto qui in maniera particolare. Negli ultimi mesi (opens new window), Mac mini e Mac Studio con chip Apple Silicon sono diventati i dispositivi preferiti da tutta una serie di categorie (sviluppatori, ricercatori e professionisti) che vogliono far girare agenti di intelligenza artificiale e modelli linguistici in locale.

Il motivo è semplice: un'architettura unica che sembra pensata apposta per gli LLM. Potremmo finire qui e andare oltre, ma vale la pena spendere due o tre parole in più. Iniziamo dal "trucco" più importante: la memoria unificata.

A differenza dei PC tradizionali, dove CPU e GPU hanno memorie separate, i chip M-series di Apple usano una memoria unificata: processore, grafica e Neural Engine accedono allo stesso pool di RAM ad altissima banda (fino a 800 GB/s sui modelli più performanti). Questo elimina il collo di bottiglia nel trasferimento dati e permette a un Mac con 64 GB di RAM di caricare modelli da 40–70 miliardi di parametri (opens new window) che su una GPU consumer (la RTX 4090 da 24 GB ad esempio) non entrerebbero.

I framework più popolari — TensorFlow, PyTorch, Ollama, MLX — girano nativamente su macOS, sfruttando le accelerazioni Metal e i core Neural Engine integrati. Il risultato? Inferenza veloce, bassa latenza e consumi ridotti: un Mac mini M4 Pro da 48 GB è considerato il miglior computer nel rapporto qualità-prezzo per modelli fino a 32 miliardi di parametri, mentre un Mac Studio M4 Max da 128 GB gestisce modelli da 70 miliardi di parametri.

Due domande: a cosa serve farlo e cosa serve per iniziare. La seconda domanda: per usare agenti e LLM in locale basta installare un runtime come Ollama (opens new window) o LM Studio (opens new window), scaricare un modello open (Llama 3 (opens new window), Mistral (opens new window), DeepSeek (opens new window)) e configurare script di automazione con LangChain (opens new window) o strumenti simili. La configurazione minima consigliata (opens new window) è 32 GB di RAM; 64–128 GB aprono la strada a modelli più grandi e flussi multi-agente complessi.

La prima domanda: a cosa serve? Sono soluzioni ottime per sviluppatori (opens new window) che così testano prototipi senza noleggiare GPU cloud (risparmio su costi orari di istanze AWS/GCP); per aziende e professionisti che devono automatizzare flussi interni (opens new window) di documenti (analisi documenti, riassunti, classificazione) senza abbonamenti API a pagamento; per chi comunque deve seguire una strategia privacy-first (opens new window): evitare costi di conformità e rischi legali legati al cloud, mantenendo i dati sensibili in locale.

Cosa non fanno: Mac mini e Mac Studio non sostituiscono cluster per training massivo, ma sono eccellenti per inferenza locale, prototipazione e automazione a costi prevedibili e zero dipendenza dal cloud. Per chi lavora con agenti AI, sono diventati la piattaforma di riferimento: performante, efficiente e completamente sotto controllo.


Zoom
Zoom ~ Foto © Antonio Dini

La coda lunga

Ceuta
Per anni abbiamo discusso dei social come se il problema principale fosse la manipolazione: Cambridge Analytica, le fake news, il microtargeting elettorale. Sono problemi reali, certamente, però Ceuta, la città autonoma spagnola in Marocco, davanti a Gibilterra, racconta una storia molto particolare. Circa 50mila persone sono state sincronizzate. Altro che manipolazione: è qualcosa di più semplice e più potente, e non sappiamo proprio come gestirlo. Neanche come capirlo. Proviamoci.

Intanto, le conseguenze di quanto è successo lo scorso 30 luglio: sostanzialmente ripicche politiche che partono da errori di valutazione, fraintendimenti e sospetti di malafede (oltre al gustoso paradosso tutto italiano di bloccare gli accordi di libera circolazione delle persone con uno Stato con il quale non abbiamo frontiere in comune; aggiungo una nota da precisino: Ceuta comunque non è inclusa in Schengen (opens new window)). Invece, secondo vari osservatori la sostanza è un'altra.

Circa 50mila persone si sono presentate a Ceuta senza che nessuno le avesse convocate. Niente leader, niente manifesto, niente rivendicazioni formulate. Solo una data condivisa su TikTok con il disegno di una clessidra e la sagoma di un nuotatore. Quando la folla ha raggiunto la barriera galleggiante, non c'era nessuno con cui trattare: non c'era un portavoce, non c'era una domanda ufficiale, non c'era nessuno da soddisfare o da arrestare.

Secondo Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone (opens new window), per capire l'importanza di cosa succede bisogna tornare a Thomas Hobbes: il filosofo inglese aveva stabilito che "una moltitudine" sono molti, e diventa "uno" solo quando viene rappresentata, quando c'è qualcuno che possa parlare in suo nome. Invece, come dimostra Ceuta, adesso questa transizione può essere saltata. I social non coordinano: sincronizzano. Non generano un leader o un programma. Generano la simultaneità, cioè il fatto che ciascuno sappia quello che sanno gli altri, e sappia quando. La mediazione, che Hegel (e non solo lui) considerava l'essenza stessa della politica, diventa superflua.

Nonostante i social media esistano da trent'anni o poco meno, questa è la cosa che ancora non capiamo (o che non vogliamo capire). Il discorso pubblico li accusa di tutto e di più: di persuasione, propaganda, manipolazione, bolle informative, disinformazione. Sono tutte accuse legittime, ovviamente, ma descrivono un altro meccanismo che cambia di scala ma è l'evoluzione di quello fatto in maniera analogica dagli uffici di disinformazione, spionaggio, sabotaggio e via dicendo.

Il potere davvero peculiare dei social, quello che li rende inediti come strumento di trasformazione politica, è più semplice e meno ovvio: sincronizzare, cioè distribuire il "quando". Fare in modo che tutti sappiano nello stesso momento la stessa cosa, e che ciascuno sappia che anche gli altri sanno. Il potere dell'algoritmo non è tanto quello di cambiare le menti (a questo ci pensano la propaganda, la pubblicità, il soft power). Il vero potere è sincronizzarle.

Mentre tutte le varie forme di manipolazione e sabotaggio rientrano nella sfera del noto per il quale esistono delle contromisure, le istituzioni, invece, non sanno rispondere a questo approccio che definiamo con una formula giornalistica "dell'algoritmo". E, cosa se possibile ancora peggiore, le risposte istintive di solito peggiorano la situazione.

Togliere i contenuti, chiudere i gruppi, oscurare le parole d'ordine, disconnettere la rete: nel gennaio del 2011 l'Egitto ha spento l'Internet locale e le proteste si sono moltiplicate. Il problema da questo punto di vista è strutturale. La politica come l'abbiamo ereditata dal Novecento presuppone una forma di mediazione: un rappresentante con un mandato, una domanda formulata esplicitamente, qualcuno da soddisfare o da reprimere. Servono pensatori, avanguardie, partigiani, leader, capisezione, assemblee, piattaforme ideologiche, volantini, parole d'ordine. Questo è quello che viene collettivamente chiamato "soggetto politico". Invece, circa 50mila persone senza portavoce e senza piattaforma sono un "fenomeno".

Il meccanismo è lì, visibile, e non richiede né complotti né algoritmi malevoli: richiede solo miseria, disperazione e uno strumento capace di ridistribuire la simultaneità a costo zero tra tutti. L'unico modo per controllare questo fenomeno è controllare fisicamente l'algoritmo. Nel caso qualcuno si chiedesse perché gli Usa vogliono vietare TikTok nel loro Paese mentre sparano sanzioni e tariffe fuori scala a chi blocca Meta e X, questa è una risposta possibile.


three-stars


Un uomo deve amare molto una cosa se la pratica senza alcuna speranza di fama o di denaro, ma anche se la pratica senza alcuna speranza di farla bene. Un uomo del genere deve amare le fatiche del lavoro più di quanto qualsiasi altro uomo possa amare le ricompense che ne derivano

– G.K. Chesterton


END



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