[Mostly Weekly ~385]
Un quarto di secolo dopo la fine del Novecento
A cura di Antonio Dini
Numero 385 ~ 19 luglio 2026
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Intanto, buona lettura.

Elena tornerà nell'Eneide
– Teaser di Worldlyoox su Reddit
Editoriale
I fatti del G8
Nel 2001, un quarto di secolo fa, è finito il Novecento. Doveva finire un anno prima, a rigor di calendario, ma tra l'estate e l'autunno del 2001 è cambiato tutto. Cioè, successero molte cose, nessuna bella. Una alla quale non pensiamo praticamente più sono i famosi Fatti del G8 di Genova (opens new window), evento tremendo giunto al culmine di una crisi iniziata alla fine degli anni Novanta, che ha visto scontri di piazza, una morte tragica e in generale la continuazione di quella che pareva una crisi e uno scontro politico e sociale innescato dal "popolo di Seattle" e dai movimenti no global, destinato ad avere un impatto fortissimo nei Paesi del primo mondo. Tuttavia, l'11 settembre e la conseguente guerra al terrorismo hanno completamente tolto l'ossigeno a quella fase, a mio avviso azzerandola. Una serie di foto del G8 di Genova (opens new window). Riguardandole oggi, colpisce quanto rapidamente abbiamo smesso di parlarne.
Importante
Progetti a lungo termine
Parlavo con un'agente immobiliare danese che vive da una vita a Milano e lavora per un'agenzia che cerca le case a chi viene da fuori. Milano è una piazza unica: le case non perdono mai valore, anzi crescono sempre. Come o più di Londra e Parigi. Non è necessariamente un bene, perché l'intera città si sta gentrificando sempre più velocemente. Poi ci sono i casi limite che spiegano bene. Ad esempio, due famiglie hanno venduto a 11mila euro a metro quadro una palazzina in centro a Milano: prezzo totale 50 milioni (opens new window). Chissà quanti secoli di vita ci vorrebbero a me per comprarla.
Australiani brava gente
Capisco che bisogna trovare un titolo: i giornali italiani sono (erano?) pieni di questo tipo di articoli. Comunque, il Guardian edizione australiana spara fuori (opens new window) che l'attrice Anna Friel dice: «In ogni set mi porto una borsa piena di lampadine. Le luci influenzano moltissimo il modo di pensare». E che gli australiani sono «un popolo di persone bellissime». Alé.
Italiana
Italo-argentini
Un po' di giornalismo del settore travel: Bridget Gleeson (opens new window) è una di quelle molto brave e racconta il rapporto che c'è (opens new window) tra lo spagnolo che si parla in Argentina e l'italiano portato dai migranti: il lunfardo dei porteños (ma noi dovremmo dire porteñi). Bonus (opens new window), un po' di foto dell'Argentina (visto che stasera c'è la finale). In par condicio, una rivisitazione del vecchio discorso: italiano e spagnolo sono lingue similissime (opens new window). Talmente simili che all'università quelli che facevano spagnolo perché pensavano fosse più facile dell'inglese, francese o tedesco, regolarmente dovevano rifarlo più volte. In realtà la lingua più vicina all'italiano (opens new window) sarebbe l'Occitano, seguito dal francese (per grammatica e vocabolario) e poi dallo spagnolo (per pronuncia e fonetica).
Odissea
È uscita. Non l'ho ancora vista. Lino Garbellini però sì e l'ha recensita (opens new window). E voi, che ne pensate?
Scholia
Scuola, scolastico, scolaro. Ma anche scolio e scoliaste. L'etimologia è sempre la stessa: riposo, tempo libero (inteso come ozio creativo) che con il diminutivo schólion diventa la piccola nota di studio. Il professor Filippomaria Pontani alcuni anni fa ha curato una serie di libri che mettono assieme tutti gli scolî dell'Odissea: gli Scholia graeca in Odysseam (opens new window) sono un'opera monumentale in più volumi, attesa da oltre 150 anni (tempi lunghi, si sa), e punta a raccogliere tutti gli scolî greci all'Odissea conservati dai manoscritti antichi e medievali.
Gli scolî sono le piccole note esplicative a lato, le annotazioni critiche o i commenti che gli antichi grammatici e studiosi aggiungevano ai margini dei manoscritti di grandi opere classiche. Sono fondamentali perché, mentre non esiste un manoscritto omerico originario verso il quale tornare, mettere assieme tutte queste note derivanti da una tradizione più che secolare serve a migliorare la nostra conoscenza del modo in cui i versi dell'Odissea sono stati letti e intesi dall'antichità fino a Bisanzio, nonché a gettar luce sullo sviluppo della grammatica e della filologia antiche, centrate per secoli su Omero.
Timeo Danaos
Una tesi interessante che, per quanto sia in pratica quasi impossibile, serve se non altro a capire meglio quanto oggi siamo legati a rappresentazioni tutt'altro che sicure, modellate e alterate dai secoli. E se a ingannare i troiani fu una nave anziché un cavallo di legno? L'archeologo italiano Francesco Tiboni alcuni anni fa ha proposto l'idea (opens new window) che una preziosa nave fenicia fosse il dono dei greci che per Laocoonte era da temere.

Multimedia
Fu-Manchu a colori
La versione colorata di The Mask of Fu-Manchu (opens new window), filmone del 1932. Film con Boris Karloff tratto da uno dei libri di Sax Rohmer (pseudonimo di Arthur Henry Sarsfield Ward). Storia affascinante. Ci sono arrivato per via di Myrna Loy, la brava ragazza di Hollywood (opens new window) degli anni Venti-Trenta-Quaranta che è diventata famosa con i film girati assieme a William Powell della serie The Thin Man (opens new window) (clamorosi, se date retta a me!). Rohmer era un inglese, nato nel 1883 a Birmingham da genitori irlandesi, aveva una enorme efficacia come autore di intrattenimento popolare ma fortissimi pregiudizi razziali che permeano le sue opere.
Tsundoku
Il pericolo giallo
Rohmer era un talento della scrittura (senso di minaccia incombente, mistero e terrore psicologico ottenuto grazie a una sensibilità notevole per l'occulto, l'esoterismo e il soprannaturale), lanciato verso la scrittura di genere e particolarmente il tema del "pericolo giallo" (cioè lo stereotipo micidiale anti-cinese che si sviluppa all'inizio del '900 a seguito, tra le altre cose, della rivolta dei boxer).
I primi tre libri del ciclo dedicato al Dr. Fu-Manchu (opens new window), cattivissimo cinese che cospira per dominare il mondo, sono scritti tra il 1913 e il 1917. Poi, dopo uno iato in cui scrive altro, Rohmer torna sul tema con altri dieci libri scritti fra il 1931 e il 1959 (l'anno in cui muore l'autore, non Fu-Manchu). Stereotipi, scrittura piuttosto limitata.
Secondo il critico Jack Adrian «il razzismo di Rohmer era dettato da superficialità e sconsideratezza, un mero sintomo dei suoi tempi». Ma per Colin Watson «i riferimenti di Sax Rohmer a complotti asiatici contro la civiltà "bianca" erano così veementi e ripetitivi da non poter essere liquidati semplicemente come i soliti orpelli di una narrazione melodrammatica».
A Rohmer viene riconosciuto il merito letterario (e commerciale) di aver codificato l'archetipo della "mente criminale" dotata di un'intelligenza straordinaria e di armi fantasiose (veleni esotici, creature letali), un modello che influenzerà enormemente la cultura pop successiva (dai cattivi di James Bond ai fumetti).
Tuttavia, se da un lato, dal punto di vista tecnico e di genere, Rohmer era un eccellente artigiano della suspense e dell'avventura fantastica; dall'altro, dal punto di vista contenutistico, le sue opere rimangono un prodotto controverso (per usare un eufemismo) dell'era coloniale, specchio delle paure e dei forti pregiudizi razziali della sua epoca.
Coffee break
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Money quote
(278) Premesse dell'era delle macchine — La stampa, la macchina, la ferrovia, il telegrafo sono premesse la cui conclusione millenaria nessuno ha ancora osato trarre
– Friedrich Nietzsche
Al-Khwarizmi
Kimi K3
Moonshot AI ha presentato Kimi K3 (opens new window), il suo modello più avanzato: 2.800 miliardi di parametri, architettura basata su Kimi Delta Attention e Attention Residuals, capacità visive native e una finestra di contesto da un milione di token. È il primo modello aperto della classe dei tre mila miliardi di parametri, pensato per compiti di ragionamento complesso, programmazione su orizzonti lunghi e lavoro di conoscenza. Le prestazioni restano sotto quelle dei modelli proprietari di punta, Claude Fable 5 e GPT 5.6 Sol, ma nei test interni di Moonshot AI il modello ha comunque superato in modo costante gli altri concorrenti valutati. Tra le prove più significative, Kimi K3 ha costruito da zero MiniTriton, un compilatore in stile Triton con un proprio livello di rappresentazione intermedia sopra MLIR e una pipeline di generazione di codice PTX, capace di reggere l'addestramento end to end di un modello nanoGPT con una curva di convergenza vicina a quella di riferimento.
Kimi K3 non è un caso isolato. L'annuncio arriva lo stesso giorno in cui Xi Jinping ha illustrato a Shanghai (opens new window) il piano cinese per l'intelligenza artificiale, presentando la Cina come sostenitrice di un modello aperto e alleata delle economie in via di sviluppo, con la dichiarazione che lo sviluppo dell'AI non dovrebbe essere un'esibizione solista di un singolo paese ma una sinfonia di collaborazione globale. La coincidenza tra il discorso politico e il rilascio di un modello open weight di classe frontiera racconta bene la strategia cinese del momento: usare l'apertura tecnologica come argomento geopolitico, mentre le aziende del Paese si preparano a quotazioni internazionali.
Gli standard
Ah, quasi dimenticavo: la Cina ha pubblicato anche i primi standard nazionali per l'interoperabilità tra agenti di intelligenza artificiale (opens new window), con l'obiettivo di eliminare le barriere tecniche che finora ne hanno rallentato l'adozione e di gettare le basi per un ecosistema di sistemi autonomi capaci di comunicare e collaborare tra piattaforme diverse in modo sicuro; gli standard coprono sette componenti fondamentali, dall'architettura complessiva ai codici identificativi, dalla gestione dell'identità alla descrizione e alla scoperta degli agenti, fino ai protocolli di interazione e all'invocazione di strumenti esterni, e nella pratica funzionano come una targa che certifica cosa è un dato agente, con chi può parlare e quali strumenti può azionare.
La tentazione di leggerci un parallelo con l'identità digitale delle persone sarà probabilmente la narrazione prevalente nei prossimi giorni, anche se descrive un problema di infrastruttura tecnica e non una questione di riconoscimento individuale. Per dire, anche Vint Cerf nel suo discorso della pensione ha tirato fuori un argomento simile (opens new window).

La coda lunga
M'interessa
C'è un modo di dire che quando ci fai caso poi non puoi più non farci caso. "M'interessa". Un amico, alla presentazione di un libro che non aveva letto, ha alzato la mano e detto: "Mi interessa". E poi bla bla. L'autore, visibilmente commosso, ha risposto per cinque minuti. Nessuno dei due ha capito che quella frase, ormai, non vuol dire più niente: è diventata il rumore bianco delle conversazioni colte, il modo educato per dire "ho sentito che parlavi e ho deciso di esistere anch'io per un momento". Un moto autoreferenziale per materiare una fantasia interiore.
Cioè: è una manifestazione di attenzione. È "interessante", è qualcosa che solletica e sollucchera. Ma cosa vuol dire? Il fenomeno ha una genealogia precisa. "M'interessa" nasce come giudizio, un modo per prendere posizione: qualcosa attira l'attenzione perché ha una qualità riconoscibile, verificabile, discutibile. Nel gergo contemporaneo dei panel, dei podcast e dei gruppi Telegram professionali, si è svuotato fino a diventare un segnaposto di cortesia sociale, l'equivalente linguistico di annuire con la testa.
"M'interessa" promette qualcosa di più di lettura, studio o ricordo: promette che per tre secondi ha smesso di guardare il telefono. È il participio presente della disponibilità performata. Erving Goffman l'avrebbe classificato tra i rituali di facciata. Senza pietà.
La parte meta? (Perché c'è sempre una parte meta). È quando l'espressione si applica a se stessa. Chiedere a qualcuno se gli interessa un argomento, oggi, è un modo per verificare se merita la fatica di essere ascoltato: la risposta "m'interessa" filtra il mondo in due categorie, ciò che si può ignorare con un complimento e ciò che si deve ignorare senza. È un modo per chiudere la porta. Perché? M'interessa.

Un uomo deve amare molto una cosa se la pratica senza alcuna speranza di fama o di denaro, ma anche se la pratica senza alcuna speranza di farla bene. Un uomo del genere deve amare le fatiche del lavoro più di quanto qualsiasi altro uomo possa amare le ricompense che ne derivano
– G.K. Chesterton
END
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