[Mostly Weekly ~377]

La misura dell'uomo è il suo prompt


A cura di Antonio Dini
Numero 377 ~ 24 maggio 2026

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Intanto, buona lettura.



Vecchi e nuovi amici
Vecchi e nuovi amici ~ Foto © Antonio Dini


I modelli di IA sono plasmati dalla visione del mondo di coloro che li costruiscono e possono a loro volta imporre questi modi di pensare, riproducendo gli stereotipi e i pregiudizi presenti nei dati a cui attingono
– Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas




Editoriale

Magnifica Humanitas
Questa settimana (lunedì 25) viene pubblicata (opens new window) Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV e la prima nella storia della Chiesa dedicata all'intelligenza artificiale. La firma è del 15 maggio (opens new window), scelta tutt'altro che casuale: ricorreva il 135° anniversario della Rerum Novarum, con cui Leone XIII prese posizione sulla questione operaia in piena rivoluzione industriale. Il parallelo è dichiarato. Quella enciclica plasmò i diritti del lavoro per tutto il Novecento; questa ambisce a fare altrettanto per l'età degli algoritmi.

Il tema non è la tecnologia in sé, ma quello che ci dobbiamo gli uni agli altri dentro di essa. Leone XIV lo dice con una formula precisa: ci dobbiamo la «custodia della persona umana». L'idea cardine, a mio avviso, è che il rischio non sia la macchina (le macchine sono macchine, non sono né buone né cattive). Il rischio vero è la riduzione dell'essere umano a dato, funzione, profilo. Tra i relatori alla presentazione ci sarà anche Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, a simboleggiare che il confronto con chi costruisce questi sistemi è parte integrante della posizione vaticana, non una concessione. (Ci saranno poi i cardinali Víctor Manuel Fernández e Michael Czerny S.J., la professoressa di teologia Anna Rowland e la professoressa Leocadie Lushombo, docente di teologia politica e pensiero sociale cattolico, e infine la conclusione sarà affidata al cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin).

Vale la pena ricordare che il Vaticano su questo terreno non parte da zero: la Rome Call for AI Ethics del 2020 e la nota Antiqua et Nova del 2025 avevano già posto le basi di quella che i documenti papali chiamano "algor-etica". La Magnifica Humanitas eleva quella riflessione al rango più alto del magistero. Non è catastrofismo. È qualcosa di più raro: comprensione, dialogo, scelta di coerenza. È, in sintesi, la risposta alla domanda "Cosa vogliamo fare di questo dono?".




Importante

Il vinile
Ho visto tanti "tagli" diversi per spiegare il (presunto) ritorno del vinile, cioè degli ellepì. Quello che sia di supporto a un mondo che non ha lo streaming (opens new window) è forse il più paradossale. Che ci siano ragioni culturali diverse, però, ha molto senso.

Il film artificiale
A Cannes è arrivato Hell Grind, 95 minuti su quattro ladri che rubano una reliquia per aprire un portale all'aldilà, ed è il primo lungometraggio realizzato interamente con intelligenza artificiale al festival. Costo totale: 500mila dollari (opens new window), tempo di lavorazione effettiva: due settimane, con una squadra di quindici professionisti. Quella squadra ha generato oltre 16mila clip video per selezionarne 253, scartando il 98% del materiale prodotto. Non è un film "fatto dall'AI": è un film fatto da persone che usano l'AI come un impianto industriale di produzione. La differenza è enorme.

Il giornalista digitale
In Inghilterra la rete di giornali regionali Newsquest ha 36 "AI-assisted reporters" (opens new window) che prendono comunicati stampa, li riscrivono in articolo e li passano alla redazione per un controllo finale. Il Reuters Institute, nel report 2026 sul giornalismo (opens new window), segnala che il 97% degli editori ha già automatizzato la gestione dei contenuti e che tre quarti dei direttori chiedono ai propri giornalisti di comportarsi più come creator. Anche qui il settore si polarizza: in alto, redazioni che investono su inchiesta e firma riconoscibile; in basso, contenuto generato a scala con supervisione minima. Qual è il punto? A me viene in mente che la cosa di fondo non sia che le notizie ordinarie le scriva un algoritmo: è che quel lavoro routinario, fatto da persone in carne e ossa, era storicamente il modo in cui si diventava giornalisti.


Italiana

Abili ingegneri
Una ricerca spiega perché (opens new window) la piramide di Cheope è immune ai terremoti (più o meno). Bravi gli ingegneri che l'hanno fatta (anche se all'epoca non si chiamavano così).

Supermario
Quando Mario Draghi insegnava a Firenze, che tipo di prof era? Bella domanda. Questa de L'Arno è la risposta (opens new window).

La sovrastruttura
Padre Paolo Benanti (opens new window), religioso e professore alla Luiss di Roma, è emerso nel dibattito con il tema dell'AI e del nostro rapporto con l'intelligenza artificiale. Porta una competenza e una cultura molto articolata, i suoi interventi sono particolari, spesso generano divisione, sicuramente dibattito. Gioca spesso sul piano della cultura tradizionale, novecentesca, e la conoscenza del mondo digitale. Qui accosta due mondi apparentemente diversi (opens new window) (il matrimonio-mercato della Francia di inizio 800 e il mercato dell'AI) trovando collegamenti inediti.

I/O
Il Sole prova (opens new window), a suon di comunicati stampa remixati da Gemini, a raccontare cos'è stato I/O 2026 ma direi che non ci siamo. E non perché la materia sia ostica: altri ci sono riusciti (opens new window) benissimo. Altri ancora meglio (opens new window).

/IO
Tutti bravi a criticare, ma a fare? Be', questa è la mia versione: Google ha terminato il patto che teneva in piedi il web. Prima prendeva contenuti dagli editori e mandava traffico in cambio. Ora usa quegli stessi contenuti per addestrare i propri modelli e rispondere direttamente agli utenti, senza mandarli da nessuna parte. AI Overviews e AI Mode riducono il click-through tra il 35 e il 65%, alcuni editori segnalano cali fino al 90%. In estate arriva anche un agente per gli acquisti che bypassa i siti di affiliazione, e Ask YouTube taglia fuori i creator servendo clip al posto dei video interi. Il fornitore di contenuti diventa il fornitore gratuito di dati. La cena è servita (a qualcun altro).


Macintosh SE
Macintosh SE ~ Foto © Antonio Dini

Multimedia

La fine di un'epoca
È finito un pezzo di storia americana. Non c'è niente di speciale nel monologo finale di Stephen Colbert (opens new window) a "The Late Show" che CBS ha fatto una cosa brutta (ma "per ragioni puramente finanziarie") e comunque Colbert se ne va (opens new window) con una grazia davvero invidiabile (e amici importanti (opens new window) sino alla fine (opens new window)).

La di petto
C'è addirittura un complotto nazista (opens new window) nascosto dietro una scelta di accordatura. La domanda è: ma voi la sentite la differenza (opens new window) tra un LA a 440 Hz oppure a 432 Hz? C'è, è minima, peraltro ovviamente si riverbera su tutta la scala perché l'accordatura degli strumenti si "sposta" leggermente. Per la precisione di un comma, cioè un terzo di semitono, un'inezia che senti solo se compari le due note una accanto all'altra. Allora perché la gente sostiene da secoli che un'accordatura o l'altra cambiano (opens new window) il "sapore" della musica che viene suonata? Mah.

Segnatempo
Visto che ho scritto tutto un articolo sul ritorno degli orologi tradizionali (opens new window) e la "normalizzazione" di quelli smart, perché non far vedere uno che restaura un vecchio Rolex Datejust 16013 (opens new window)?


Tsundoku

Tanti libri
Su Reddit seguo r/bookshelf (opens new window), dedicato alle foto agli scaffali delle librerie di casa. Se ne vedono tante, ma una come questa, tutta di cose greche e latine (opens new window), non l'avevo proprio mai vista. Invidia multidimensionale.

Roma
Superdiversa. Itinerari nella Roma plurale (opens new window) offre una rilettura della Capitale (opens new window) attraverso immagini, corpi, spazi, suoni, odori. Quello che interpretiamo come disordine e confusione è in realtà qualcosa che non capiamo. Le tre curatrici e co-autrici, Maria Chiara Giorda, Eleonora D'Alessandro e Angelica Federici per questo motivo riprendono il concetto di "superdiversità" del sociologo Vertovec, che schiude le complessità irredimibili di città fatte di reticoli disordinati e cangianti. Qui invece una riflessione (opens new window) a cavallo tra la città medievale "chiusa come un uovo" di Le Corbusier, e quella "strapazzata" e sfrittellata di Cedric Price (opens new window) (pdf).

I sette re
A suo tempo mi ero completamente perso quest'avventura di Franco Forte, autore, editor e direttore di collana (attualmente dirige il trio del Giallo Mondadori, Urania e Segretissimo). A cavallo del 2021 ha pubblicato questa serie di sette libri sui sette re di Roma (opens new window). Non li ha fatti da solo, ma coordinando un pool di 14 autori, con l'idea di una moderna "factory" produttiva di americana memoria. Pubblicati da Oscar Historica di Mondadori, sono complessivamente circa 3500 pagine, per chi ha tempo e voglia, adesso che si avvicina l'estate.

La cultura del digitale
L'impero degli algoritmi (opens new window) di Stéphane Grumbach, adesso aggiornato, è un libro molto interessante che affronta una prospettiva della trasformazione digitale che sottovalutiamo. Secondo l'autore, che è dirigente di ricerca dell'Institut national de recherche en sciences et technologies du numérique francese (l'INRIA) il digitale rappresenta in primo luogo una trasformazione politica, che si manifesta nel cambiamento progressivo e profondo del rapporto tra l'umanità, la complessità del mondo e i limiti del pianeta. Attraverso i concetti di 'Tecnosfera', 'Datasfera' e 'intermediazione algoritmica', l'autore analizza come dati e algoritmi stiano ridefinendo conoscenza, potere e governance globale.


Coffee break

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Money quote

Non è il critico che conta, né chi indica come l'uomo forte inciampa o dove chi agisce avrebbe potuto fare di meglio. Il merito appartiene a chi si trova davvero nell'arena, a colui il cui volto è segnato dalla polvere, dal sudore e dal sangue; a chi lotta con valore, a chi sbaglia e fallisce ancora e ancora — perché non c'è sforzo senza errore o mancanza — ma che comunque conosce i grandi entusiasmi, le grandi dedizioni, e si spende per una causa nobile; a chi, nella migliore delle ipotesi, conosce alla fine il trionfo di un grande traguardo e, nella peggiore, se fallisce, lo fa almeno osando straordinariamente, affinché il suo posto non sia mai insieme a quelle anime fredde e timide che non conobbero né la vittoria né la sconfitta.

– Theodore Roosevelt, Discorso alla Sorbona, Parigi, 23 aprile 1910


Al-Khwarizmi

Usare l'AI
Il mio set-up da casa è un Mac mini M1 (opens new window) con un monitor Apple Cinema Display LED da 24 pollici del 2008 (opens new window) (comprato usato a metà prezzo, il singolo miglior acquisto che abbia mai fatto). Per far funzionare i due assieme serve un adattatore da MiniDisplay Port a Usb-C: se ne trovano vari e tutti economici e formalmente compatibili. Negli ultimi sei anni ne ho cambiati due perché regolarmente quando il computer va in stand-by il monitor non si riaccende. Stufo, ho chiesto consiglio a Claude che mi ha offerto una spiegazione tecnica, indicato i modelli compatibili al 100%. Sedici euro e 24 ore dopo (grazie Prime) (opens new window), l'adattatore funziona. Invece Rufus, l'artista nel prossimo futuro conosciuto come Alexa+, non riusciva a trovare la quadra.

Project Panama
L'avevo già anticipato ma adesso potete leggervi comodamente in italiano la storia del Project Panama (opens new window): Anthropic ha comprato una montagna di tascabili, li ha sbuzzati, scannerizzati e buttati via, dando carbone per alimentare l'addestramento del suo modello.


Primavera inoltrata
Primavera inoltrata ~ Foto © Antonio Dini

La coda lunga

Leggere in santa pace
Aggiornamento (lungo) anche sul mio setup di lettura. Ho due XTEINK sul comodino, l'X3 e l'X4 (opens new window), e li uso entrambi con regolarità (in realtà di più quello piccolo). Quello piccolo è l'X3, 3,7 pollici di display e-ink magnetico che in teoria si aggancia al retro dell'iPhone anche di taglia media, pesa 58 grammi e si porta in tasca senza problemi. L'X4 è un po' più grande, 4,3 pollici, leggermente più comodo per sessioni un po' più lunghe ma in realtà dopo che ho provato l'X3 la voglia di portarmi dietro quello "grande" mi è un po' scemata. Comunque, il resto lo sapete: nessuno dei due ha retroilluminazione né touchscreen: una scelta che all'inizio può sembrare una mancanza e poi rivela di essere esattamente il punto.

Il punto è psicologico prima che tecnico. Sembra retorica da auto-aiuto ma vi posso dire che è proprio così. Sul telefono anche un libro "breve" compete con le notifiche, i messaggi, il feed, l'urgenza permanente di guardare cosa sta succedendo. Senza contare il pannello illuminato che brasa la retina. Su questi micro-reader l'esperienza è deliberatamente povera di stimoli, e quella povertà è la funzione, non un difetto. Ci sono EPUB, TXT, una microSD da 16 gigabyte, Wi-Fi, Bluetooth e una batteria che dura fino a due settimane con uso normale. Non c'è nient'altro. Non serve nient'altro.

Tra i due preferisco l'X3, che per me, per chi fosse curioso, è più radicale, più tascabile, più convinto della propria idea. L'X4 è il compromesso ragionevole, quello che consiglierei a chi è in dubbio e magari non ci vede troppo bene; l'X3 è per chi ha già capito cosa vuole da questi oggetti. Non sostituiscono un Kindle o un Kobo per i lettori forti, ma non è quello il loro mestiere: il loro mestiere è separare il tempo della lettura dal tempo della connessione, fisicamente, con un gesto deliberato. In un'epoca in cui ogni schermo cerca di trattenerti il più a lungo possibile, mi sembra già un argomento sufficiente. Vanno bene per i romanzi, molto meno per la saggistica con note e formule e schemi, e ricordatevi di prendere la cover magnetica, è fondamentale.


three-stars


Un uomo deve amare molto una cosa se la pratica senza alcuna speranza di fama o di denaro, ma anche se la pratica senza alcuna speranza di farla bene. Un uomo del genere deve amare le fatiche del lavoro più di quanto qualsiasi altro uomo possa amare le ricompense che ne derivano

– G.K. Chesterton


END



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