[Mostly Weekly ~34]

Post-Dramatic Stress Disorder


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A cura di Antonio Dini Numero 34 ~ 27 ottobre 2019


I don't have a philosophy. I have a camera
– Saul Leiter


In questo numero:

  • Head
  • Body
  • Vim Corner
  • Tsundoku Regular
  • Tsundoku Poetry Room

Breakfast in America ~ Foto © Antonio Dini
Breakfast in America ~ Foto © Antonio Dini

HEAD

Scrivo da un piccolo bar di San Francisco dove negli ultimi tempi amo fare colazione. Faccio fatica perché, a parte il jet-lag, utilizzo la tastiera a mezzo schermo di un iPad mini (sono anni che aspetto a gloria un iPad con il supporto per la Magic Keyboard, evidentemente arriverà presto). E questo sta diventando un esercizio di pazienza e di concentrazione, che è anche una cosa che mi fa riflettere sull'utilità delle limitazioni come stimolo e pungolo creativo.

In particolare, questo articolo di Michael Ruse (opens new window), che si interroga sulla sua mortalità e soprattutto sul senso della vita dal punto di vista di un filosofo darwiniano ed esistenzialista, mi ha tenuto compagnia stamattina:

Draw it together. I have had a full family life, a loving spouse and children. I even liked teenagers. I have been a college professor for 55 years. I have not always done the job as well as I could, but I am not lying when I say I have done my best. I have had a long and fulfilling time as a scholar, still continuing to this day.

This is my meaning to life. When I meet my nonexistent God, I shall say to Him: 'God, you gave me talents and it's been a hell of a lot of fun using them. Thank you.' I need no more. As George Meredith wrote:

The lover of life knows his labour divine,

And therein is at peace.


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BODY

Far finta per davvero Gli attori si perdono nei loro ruoli? Cosa succede al cervello, e alla mente, di una persona che interpreta un personaggio? Aeon pubblica questa riflessione (opens new window) molto interessante sul tema, partendo da una lunga storia della recitazione teatrale e cinematografica e arrivando a delle riflessioni neuroscientifiche. Il punto centrale è che recitare cambia davvero il cervello – e non è una metafora.

La casa prefabbricata di Nemo Non ne capisco niente ma sono affascinato. In pratica, le barriere coralline di tutto il pianeta soffrono a causa dell'acidificazione dei mari. Il primo ordine di problemi sono i coralli che muoiono. Ma a parte loro, anche i molluschi e i crostacei che usano i coralli come casa hanno dei problemi sempre più grandi. Un team di ricercatori australiani (opens new window) sta lavorando a delle barriere coralline artificiali stampate in 3D che possano sostituire (almeno in parte) quelle naturali. L'idea è interessante, i risultati preliminari sembrano promettenti.

Lavorare meno, lavorare lontano, soprattutto lavorare asincrono Mi interessa moltissimo il tema del lavoro da remoto. È una delle conseguenze possibili dell'uso della tecnologia informatica applicata al modello di lavoro che abbiamo costruito negli ultimi due secoli. Ad esempio, questo articolo di Wired UK (opens new window) analizza il tema del lavoro asincrono, che è una delle componenti fondamentali del lavoro da remoto: la possibilità di lavorare senza essere "online" contemporaneamente ai propri colleghi.

Si fa presto a dire superstizione Trovo questo articolo (opens new window) sull'immancabile Aeon (scusatemi, questa settimana va così) molto interessante. Il tema è la revisione storica dell'opposizione alla teoria eliocentrica di Galileo: non era solo una questione religiosa, ma anche e soprattutto una questione scientifica. Perché Galileo aveva torto su molte cose (ad esempio non credeva che le maree fossero causate dalla luna) e i suoi avversari non erano necessariamente degli ottusi.

Mayflower 2.0 Una nave che si guida da sola. L'idea è abbastanza logica. Il colpo di genio (del marketing) è stato chiamarla Mayflower e prepararla per un viaggio di 3.220 miglia da Plymouth in Inghilterra a Plymouth nel Massachusetts, ricalcando la rotta della nave originale del 1620. Qui i dettagli (opens new window).

Stories Cosa vuol dire tenere un diario? C'è la riscoperta di questo approccio alla scrittura ma anche al nostro benessere mentale. Perché tenere un diario è innanzitutto un modo per parlare con noi stessi, per elaborare esperienze e pensieri. Questo articolo del Guardian (opens new window) ne parla in modo interessante, con alcune testimonianze di persone che hanno trovato nel diario uno strumento di elaborazione e guarigione.


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VIM CORNER

Dipendenze tecnologiche Google ha molti strumenti software interni che aiutano i suoi ingegneri. Gli ex googler spesso hanno delle serie difficoltà a sopravvivere nel mondo reale dopo aver avuto accesso a questi strumenti. Questo articolo di The Atlantic (opens new window) spiega perché, e descrive alcuni di questi strumenti interni: Borg, Spanner, Dremel. È un pezzo molto ben fatto.

To the Infinite and back! Alle volte avere degli obiettivi troppo ambiziosi può essere controproducente. Soprattutto se si lavora in ambienti collaborativi. È un po' complesso come ragionamento, ma dal punto di vista della tecnologia applicata al lavoro, questo articolo di Basecamp (opens new window) spiega in modo chiaro come lo scroll infinito sia una soluzione apparentemente elegante ma in realtà piena di problemi.


Jimi Hendrix Red House ~ Foto © Antonio Dini
Jimi Hendrix Red House ~ Foto © Antonio Dini

TSUNDOKU REGULAR Perché, quando si comprano libri e non si leggono ma si accumulano e basta, c'è una parola (giapponese) per dirlo

In questi giorni mi sono capitati fra le mani:


TSUNDOKU POETRY ROOM Torna (in modo intermittente) il nostro poet-in-residence Roberto R. Corsi (@rrcorsi), in versione ancora più light anche questa settimana

  • Dire il colore esatto (opens new window) di Matteo Pelliti. Roma: Luca Sossella Editore, 2019, pp. 128 con illustrazioni. Un contenitore bello, curato nella veste tipografica, con poesie di tono quotidiano e dimesso ma non per questo banali.

I link non hanno alcuna affiliazione, puntano solo all'oggetto culturale citato.


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